R. KELLY RICORDA IL SUO INCONTRO CON MICHAEL PER LA REGISTRAZIONE DI YOU ARE NOT ALONE

25 giugno 2012

Sono passati esattamente 3 anni dalla prematura morte di Michael Jackson. Ma per R. Kelly, i ricordi del tempo trascorso con il Re del Pop dureranno per sempre.

Video: http://www.youtube.com/watch?v=K6mb4ZKz4Qw&feature=youtu.be

Si incontrarono quando Kelly scrisse “You Are Not Alone" per Jackson e la defunta pop star acconsentì a cantarla. Kelly racconta in dettaglio l’emozione dell’incontro con Jackson, la loro collaborazione sulla canzone – e com’è stato andare in un centro commerciale con la mega star – nella sua prossima autobiografia "Soulacoaster: The Diary of Me" in vendita a partire dal 28 giugno. Segue un estratto del libro.

"Finalmente, quel giorno arrivò. Io arrivai allo studio di registrazione 2 ore in anticipo. Ordinai il mio cibo cinese preferito. Mi assicurai di includere delle pietanze vegetariane per Michael. Ero così nervoso che cominciai ad esercitarmi davanti al cibo su come mi sarei presentato a Michael. Avrei detto: “Mike, vuoi del cibo cinese?” oppure “Mike, ne vuoi un po’, amico?” o forse sarebbe stato meglio dire “se ti va un po’ di cibo cinese, Michael, non fare compllmenti”.

30 minuti, e diverse telefonate dallo staff di Michael, più tardi, il leggendario cantante arrivò.

Sembrava alto almeno 2 metri e mezzo. Sembrava un avatar. Indossava una maschera nera sul viso. Solo gli occhi erano scoperti.

Finalmente, Mike camminò verso di me. Mi guardò negli occhi, aprì le braccia e mi diede l’abbraccio della mia vita, sussurrandomi con la sua voce acuta, dolce e più leggera dell’aria: “Il mondo sta per cantare questa canzone”.

D’impulso, io gli dissi qualcosa di stupido, tipo: “Congratulazioni per tutto quello che hai fatto, Mike. Congratulazioni per essere Michael Jackson”.

Proprio in quel momento, lo scimpanzé Bubbles saltellò nella stanza. In mente mia, Bubbles  lo chiamavo “Trouble” (“guaio, problema” in inglese, ndr). Lo scimpanzé mi rendeva nervoso.

“E’ amichevole, vero, Mike?”

“Oh, sì, non ti farà del male”

“Comunque” dissi “mi fa piacere che la canzone ti piaccia”

“Non mi piace, Rob. La adoro. Non voglio cambiare una sola cosa. Voglio cantarla esattamente nel mondo in cui l’hai scritta. Mi hai assolutamente conquistato. Ecco perché sono venuto qui. Possiamo cominciare appena ho finito di fare il mio riscaldamento vocale”

“Se vuoi scusarmi per un minuto” dissi “Torno subito”

Andai al bagno e semplicemente caddi a terra. Scoppiai a piangere. Non era quel Michael Jackson che stava per cantare la mia canzone, era quel Michael che io avevo sentito come se avessi afferrato il suo spirito. Michael Jackson era venuto a Chicago per lavorare insieme a me!

“Rob”, disse con quell’acuta voce cantilenante “ti dispiacerebbe venire qui e cantare le parti di sottofondo con me?”

Dispiacermi?!? Mi prendi in giro??? Michael Jackson mi stava chiedendo di cantare con lui!

Dovetti praticamente trattenermi dal correre verso la cabina di registrazione. Misurai il mio passo così da poter camminare lentamente, ma nel mio cuore mi sentivo come una ragazzina.

Quando cominciammo a cantare, la combinazione era perfetta. Eravamo burro e pane tostato. Lui fece un po’ di quel movimento ondulatorio che gli avevo visto fare in “We Are The World”. Seduto  lì accanto a me – la mia voce sulla sua, la sua sulla mia – toccai il paradiso. Il paradiso in terra. Amico, meglio di così non c’è.

“Sai Rob” mi disse più tardi quel pomeriggio “a volte mi ci vuole un mese per portare una canzone dove voglio io”

“Anche a me, Mike” mi trovai d’accordo “A volte ci vuole più di un mese”

“Mi fa piacere che tu mi capisca. Sarai paziente con me, vero?”

“Sarò qualunque cosa tu voglia io sia, Mike. Per me resta un sogno”

Poi, il Re del Pop mi fece una richiesta inaspettata.

“Posso chiederti un’altra cosa?

“Certo”

“C’è un centro commerciale qui nei dintorni, Rob?”

“Ad appena due isolati da qui”

“Ci verresti con me? Io adoro i centri commerciali”

“Li adoro anch’io Mike. Muoviamoci!”

Con Bubbles e le guardie del corpo ai loro posti, andammo al Water Tower Place,uno dei centri più belli di Chicago. Michael si diresse dritto al negozio della Disney dove era rimasto affascinato da un’esagerata statua di Paperino appesa all’ingresso.

“E’ stupenda” disse Michael “Pensi che me la venderebbero? Mi piacerebbe tanto prendere quel Paperino per Neverland”

“Chiedere non fa mai male” dissi.

Naturalmente, Michael Jackson che camminava nel negozio Disney provocò una mezza sommossa. Quando apparve il direttore del negozio, Michael non avrebbe potuto essere più delicato: “Esiste una possibilità che io possa comprare quel Paperino?”

“Temo di no, sig. Jackson. E’ stata costruita proprio dentro all’ingresso del negozio, in modo permanente”

“Oh, è un peccato. “ disse educatamente Michael. “Ma grazie comunque, signore”

Non ho mai incontrato nessuno con maniere migliori delle sue."

I due lavorarono al perfezionamento della canzone nel corso delle 3 settimane seguenti e trascorsero del tempo a chiacchierare insieme nello studio.

"L'esperienza di lavorare con Mike fu libera da drammi. Ogni notte dopo che lasciava lo studio ed entrava nel suo van, le persone si sporgevano dalle finestre degli uffici e degli alberghi, allungando il collo per lanciargli un'occhiata. Lui si fermava sempre per salutare.

Quando il lavoro giunse al termine e per lui venne il momento di lasciare Chicago, mi diede un altro abbraccio e disse: "Tu sei mio fratello".

Ero troppo emozionato per riuscire a dire qualcosa.

Quando "You Are Not Alone" fu lanciato come secondo singolo dell'album History di Mike, ottenne il Guinness dei primati come la prima canzone che al debutto era andata direttamente al 1° posto della classifica Billboard Top 100 . E’ stata la numero 1 nel Regno Unito così come in Francia, Nuova Zelanda, Spagna, Svizzera e Giappone. Mike aveva ragione. La stavano cantando in tutto il mondo.

Michael Jackson è morto il 25 giugno 2009. La notizia della sua morte è stata come un pugnale nel mio petto. Lui per me voleva dire quello che respirare significa per molte persone. Lui non era solo un mio fratello ed amico, era anche il mio mentore. Essere stato  in presenza di Michael è stato un onore ed una benedizione per me. Ho avuto modo di conoscerlo come la maggior parte del mondo non potrà mai – da persona a persona, al livello di anima con anima.

Fonte: http://www.people.com/people/article/0,,20606156,00.html

COMMENTI

Please login to post comments or replies.
Home page