"Il processo lo ha ucciso. Michael Jackson era un'anima sensibile e gentile" la testimonianza di Linda Deutsch

La pluripremiata corrispondente della Associated Press, Linda Deutsch, ha ricordato la sua esperienza nel processo a Michael Jackson del 2005 in una recente intervista con Michael Levine di Without Notes:

https://www.youtube.com/watch?v=nraZ8DuduAU (02/07/2016)

 

"Michael Jackson aveva gli occhi del mondo intero puntati addosso. Tutta quella storia è stata un disastro. Lui non avrebbe mai dovuto essere portato a processo, è successo perché un procuratore troppo zelante vedeva se stesso come una sorta di Javert a caccia di Jean Valjean. Aveva cercato di prendere Michael prima e aveva fallito. Persino dopo che Michael fu assolto in questo caso, io andai alla conferenza stampa e gli chiesi: 'Ha finito di andare a caccia di Michael Jackson" e lui rispose: "No comment". Quella sera stessa, Michael lasciò la sua amata Neverland e non ci è più tornato... Penso che il processo lo abbia ucciso. Potevi vederlo prosciugarsi fisicamente durante il processo. Quando tutto fu finito, lui mi telefonò. Lo avevo incontrato, l'avevo visto ogni giorno e alla fine, dopo che tutto era finito, mi chiamò per ringraziarmi di essere stata equa con lui perché nessun altro lo era stato. Tutti erano là fuori per approfittare di lui in un modo o nell'altro. Quando ci sentimmo, gli chiesi: Michael, come è stato il processo per te? E lui mi disse: è stata la cosa più difficile che abbia mai fatto nella mia vita. Ed era vero. Michael era un'anima molto sensibile e gentile e non era per lui passare attraverso una cosa del genere. Si ammalò più volte durante il processo... Michael arrivò con tante cose contro di lui motivate non da quello che aveva fatto, ma a causa di tutta la sua persona. Penso che Mesereau credesse, e lo credevo anch'io, che lui era stato incastrato. Quella donna aveva portato suo figlio a sostenere che lui lo aveva molestato per denaro, anzi, ancor più che per denaro lei voleva vivere a Neverland per il resto della sua vita. Michael era stato così gentile con questa donna e suo figlio che aveva sconfitto il cancro da dare loro un piccolo cottage nel suo ranch, quello solitamente occupato dalla sua amica Elizabeth Taylor. C'erano dei cigni lì nel laghetto, c'erano fiori ovunque, c'era musica in sottofondo, era un posto idilliaco. E lei era una donna che viveva nel ghetto di Los Angeles. Pensava che sarebbe rimasta lì per sempre. E così, quando diventò chiaro che Michael stesse per dar loro lo sfratto, si precipitò da quel procuratore distrettuale a dire che lui aveva molestato il suo bambino. Come ho detto prima, Michael non avrebbe mai dovuto essere portato a processo, ma dal momento che era Michael Jackson non c'era possibilità che la cosa si lasciasse andare. Il problema delle persone che vengono assolte è che non lo sono mai nella mente del pubblico, questa è la tragedia. Perché si suppone che se tu passi per un processo e viene dimostrato che non sei colpevole, tu possa andare avanti con la tua vita. Ma il pubblico aveva preso una decisione diversa, avevano cercato di dare il loro verdetto dopo quello della giuria ed era impossibile per lui liberarsi dall'imbarazzo di essere stato processato. Questo per me è straziante. I processi che ho coperto, almeno 60, forse di più, sono processi show. Non sono simbolici di null'altro perché quello che stanno facendo è dare al pubblico la possibilità di vedere il loro sistema all'opera e di vedere qualcosa che è emblematico di quello che sta succedendo nella società, ma non sono emblematici di quello che sta succedendo ogni giorno nei tribunali del paese... Nell'ambiente del giornalismo, a volte mi sento come un'aliena venuta da un altro pianeta. Le cose oggi non sono come erano quando ho iniziato io e non direi che sono migliori. Penso ci sia ormai questo culto della personalità nel giornalismo che non è salutare. Quando io ho cominciato, nessuno sapeva chi ero, tutto quello che sapevano era la mia firma. Alla fine sono diventata conosciuta perché ero il volto per il processo a OJ Simpson, ma non c'è mai stata da parte mia quest'idea del: devo coprire questo processo per fare carriera. Non l'ho mai nemmeno pensato. Ma nei nuovi media digitali, che oramai sono prevalenti, e in televisione, vengono fuori dai processi vere e proprie star. Alla Nancy Grace per intenderci.

Una cosa del genere ti dà una motivazione molto diversa per essere lì. Io ero lì per dire la verità".

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