TESTIMONIANZE DELLA QUINTA UDIENZA PRELIMINARE DEL 10 GENNAIO 2011: STEPHEN MARX, TIM LOPEZ, JAMIE LINTEMOOT, ORLANDO MARTINEZ

Ad inizio udienza, il Giudice Pastor ha decretato che i dati ottenuti dall’iPhone di Murray possono essere ammessi come prova. Secondo l’avvocato di Murray, Ed Chernoff, il telefono contiene un po’ di brevi messaggi nella segreteria telefonica e 12 screenshot. L’accusa ha usato i tabulati telefonici di Murray per ricostruire la sequenza temporale di ciò che fece il dottore il giorno in cui Michael morì.

A salire per primo sul banco dei testimoni STEPHEN J. MARX, che il 28 luglio 2009 fu lesperto forense di computer dell'agenzia federale antidroga che fa capo al dipartimento di giustizia degli Stati Uniti (DEA: Drug Enforcement Administration) preposto ad analizzare l'iPhone di Murray.

Marx ha confermato di aver trovato degli screenshot in formato jpeg e che da alcuni di essi è possibile risalire alla data di quando la persona li ha visualizzati sul telefono perché contengono la data dell’immagine.

Il procuratore Walgren ha chiesto conferma di uno screenshot datato 25 giugno 2009, ore 09.45 am, che si può confermare sia stato visualizzato da Murray e di un’email memorizzata sul telefono in cui c’era il saluto: "Ciao Conrad" firmata da Bob Taylor, mittente di una compagnia di assicurazione con sede a Londra, la “Robertson Taylor Insurance”.

L'email portava come orario di invio le 05:54 am, che è corretto dire si riferisse a quello di Los Angeles, non di Londra.

L'email aveva come oggetto "Assicurazione artista": "Ciao Conrad. Tu mi confermi che, per quanto ti è noto, tu sei stato l'unico dottore consultato dall'artista negli ultimi tre anni? Ho detto agli assicuratori che le tue cartelle cliniche risalgono al 2006, quando tu hai incontrato Michael Jackson per la prima volta in Nevada ad oggi”. Bob Taylor poi chiede informazioni sulla salute di Michael, che secondo la stampa stava declinando.

Alle 7:03 am, Murray vede l'email per la prima volta. Alle 9:45 am, Murray guarda di nuovo la stessa email.

Alle 11:17 del mattino Murray risponde alla mail:  "Caro Bob. Ho ricevuto la tua email. Quell'autorizzazione per il rilascio delle sue cartelle cliniche per aiutarti ad ottenere la polizza di assicurazione per la cancellazione dei suoi show mi è stata negata. In riferimento alla stampa, per quanto riguarda le dichiarazioni sul suo stato di salute pubblicate dai giornali, lasciami dire che, al meglio delle mie conoscenze, sono tutte false. Cordiali saluti, Conrad Murray".

Nel controinterrogatorio, l'avvocato difensore Ed Chernoff ha fatto notare che c’erano anche altre email che parlavano della questione dell'assicurazione. Chernoff ha chiesto a Marx se fra queste email ricordava quella di Shawn Trell di AEG, ma Marx h risposto di no.


Una testimonianza cruciale della giornata è stata quella di TIM LOPEZ, proprietario dell’Applied Pharmacy Services, farmacia di Las Vegas, Nevada, dove Murray faceva rifornimento di Propofol.

Gli è stato chiesto perchè la sua farmacia è diversa da tutte le altre farmacie e Lopez ha spiegato che è conosciuta "come una farmacia che vende preparati”. Praticamente, la sua farmacia prepara i farmaci per i pazienti, ne modifica il dosaggio, aggiunge degli aromi, ecc.

Conrad Murray chiamò Lopez la prima volta nel novembre del 2008 identificandosi come afro-americano con alcuni pazienti afro-americani affetti da vitiligine e chiedendo per il loro trattamento terapeutico il Benoquin con una percentuale di concentrazione del 20%. Il farmacista non fu capace di reperire il farmaco ma nessuno dei due ritelefonò all’altro. A marzo 2009, Murray richiamò Lopez chiedendogli se lui era la stessa persona con la quale aveva parlato la volta scorsa. Lopez rispose di sì e Murray gli domandò perché Lopez non lo avesse richiamato. Lopez gli disse che nel novembre del 2008 la farmacia aveva traslocato e lui aveva smarrito i contatti di Murray.

Murray chiese nuovamente la disponibilità del Benoquin al 20% e stavolta il farmacista riuscì a reperire il farmaco dai suoi fornitori, notizia che comunicò a Murray "il 1 aprile 2009 o giù di lì". Lopez aveva trovato un fornitore che gli aveva procurato una quantità limitata di Benoquin. Murray voleva il farmaco in tubetti da 30 grammi e Lopez gli disse che con la fornitura disponibile poteva fargliene 40 tubetti.

Murray andò di persona a ritirare la merce, pagando con un assegno del conto della sua società. Murray chiese a Lopez se i futuri ordini avrebbero potuto essere recapitati direttamente al suo studio. Lopez gli richiese una carta di credito affinché gli ordini potessero essere fatturati prima della spedizione e Murray fu d'accordo.

Il procuratore Brazil ha chiesto a Lopez di spiegare in che modo procede a verificare che un ordine provenga effettivamente da un medico autorizzato. Dopo aver chiarito che tipo di controlli vengono fatti, il farmacista ha precisato di averli eseguiti anche per Murray, la cui licenza medica risultava in Nevada.

Il 3 aprile 2009, Murray chiamò Lopez per dirgli che era soddisfatto della crema Benoquin e per chiedere a Lopez se era in grado di fornirgli farmaci per le altre sue cliniche, nello specifico soluzioni fisiologiche ed il Propofol, di cui voleva conoscere il prezzo. Dopo alcune telefonate, Lopez diede al dottore le informazioni che voleva quindi Murray gli fece il primo ordine telefonico di Propofol e soluzioni fisiologiche il 6 aprile 2009.

Procuratore Brazil: Qual era la quantità di Propofol? Un cartone di flaconi da 100 ml. 10 all’interno del cartone e due formulazioni specifiche di Propofol?

Lopez: Sì. C’è il flacone da 100 ml, imballato in una confezione da 10 dal fornitore in un cartone sigillato. Lo abbiamo recapitato nel suo ufficio di Las Vegas. Ci sono 10 fiale individuali sigillate. Quell’ordine contiene 10 fiale di Propofol da 100 ml di volume e 25 fiale di Propofol da 20 ml.

Brazil: Qual è il formato più grande?

Lopez: Quello da 100 ml.

Brazil: Cos’altro ordinò?

Lopez: Ordinò anche 9 sacche di soluzione fisiologica. E rinnovò il Benoquin, 40 tubetti da 30 grammi.

I farmaci furono recapitati a Murray attraverso un servizio di corriere presso il suo studio di Las Vegas. Il corriere contattò Lopez perché Murray gli aveva chiesto che parte dell’ordine venisse consegnato a Santa Monica, California. Il farmacista disse che non c’era alcun problema e Murray precisò diede al corriere l’indirizzo di Los Angeles. Il corriere riportò alla farmacia la parte dell’ordine che Murray voleva venisse trasferito a Santa Monica. Murray aveva preso dei flaconi di Propofol dalla confezione. Lopez si preoccupò di spedirlo all’indirizzo di Los Angeles, controllò che fosse valido, ma ha detto che non spettava a lui sapere che corrispondesse a quello di Nicole Alvarez, la compagna di Murray, e non ad una clinica.

Da questo momento fino alla morte di Michael, Murray continuò a rifornirsi di Propofol presso la farmacia di Lopez per un totale di:

255 FIALE: 130 FIALE da 100 ml e 125 FIALE da 20 ml

Le spedizioni dei farmaci fatte presso il domicilio di Nicole Alvarez furono 6.

Il primo ordine di Propofol risale al 6 aprile 2009 e si tratta di questa spedizione che Murray poi chiese di fare per metà presso il suo studio a Las Vegas e per l’altra a quell’indirizzo di Santa Monica. Quindi, di Propofol furono consegnate 10 fiale da 100 ml e 25 da 20 ml.

Il secondo ordine con spedizione a Santa Monica porta la data 28 Aprile 2009: Oltre a 40 fiale da 100 ml e 25 da 20 ml di Propofol, Murray ordinò due confezioni di Diazepam per un totale di 20 flaconi e 1 confezione di Lorazepam per un totale di 10 flaconi. Richiese le forme iniettabili di questi farmaci (il Lorazepam era disponibile anche per via orale).

Il 3 maggio 2009, Murray chiamò Lopez per ordinare 10 fiale di Lorazepam da 10 ml e 20 fiale di Midazolam da 2 ml. Durante quella telefonata, Lopez e Murray discussero sul Benoquin. Murray voleva sapere se di questa crema c’era una formulazione meno grassa, se poteva essere messa in una confezione più grande e dall’apparenza migliore. Poi chiese al farmacista informazioni su delle formulazioni ENERGIZZANTI, che potessero dare MAGGIORE VEGLIA. Il farmacista suggerì alcuni farmaci che avevano l’effetto di AUMENTARE LA VIGILANZA. Murray voleva che fossero non-narcotici (i non narcotici sono quei farmaci che non agiscono sul sistema nervoso centrale) e voleva che fossero il più possibile naturali. Murray non voleva qualcosa soggetto a prescrizione medica, ma qualcosa da banco. Il farmacista gli disse che doveva necessariamente prendere qualche formulazione che contenesse caffeina.

Murray disse al farmacista che ERA EGLI STESSO AD AVERE BISOGNO DI QUESTI ENERGIZZANTI, il farmacista gli riferì alcune idee e gli disse che poi gli avrebbe fatto sapere.

In un'altra conversazione, di cui non è riportata la data, Murray gli disse che il suo paziente si stava lamentando DEL DOLORE PER LE INIEZIONI e domandò al farmacista se poteva fare un analgesico topico. Indicò che voleva Lidocaina solo in crema (la lidocaina è disponibile in crema gel e in forma iniettabile, ndr).

Terzo ordine con spedizione a Santa Monica il 12 Maggio 2009: Murray ordinò 40 fiale da 100 ml e 25 fiale da 20 ml di Propofol. Il farmacista consegnò a Murray 60 grammi della formulazione in crema di lidocaina al 2% che aveva preparato per lui.
Gli fornì anche il Flumazenil, che è un farmaco che serve ad invertire gli effetti delle benzodiazepine e 20 fiale di Midazolam da 2 ml.


Quarto ordine con spedizione a Santa Monica il 14 Maggio 2009: Lopez e Murray conversarono su una nuova formulazione del Benoquin, che risultava ancora troppo grasso e appiccicoso sulla pelle. Murray inoltre gli fece presente che la Lidocaina al 2% non era forte abbastanza, così il farmacista la fece al 4%. Lopez spedì a Murray dei campioni di Benoquin a formulazione nuova e 60 grammi di Lidocaina al 4% in crema.

A quel tempo, Lopez stava programmando un viaggio a Los Angeles quindi chiese a Murray se voleva che questa consegna gliela facesse in aeroporto, così da risparmiare i costi di spedizione. Murray gli rispose che non era necessario e che la spedizione tramite FedEx all’indirizzo di Santa Monica andava bene.

Il 1 giugno 2009 Murray e Lopez ebbero una nuova conversazione telefonica sugli ENERGIZZANTI che il dottore aveva richiesto qualche settimana prima. Da banco erano disponibili 3 farmaci che il farmacista poteva combinare insieme in un’unica capsula, chiese a Murray se era d’accordo con questa combinazione di CAFFEINA, EFEDRINA E ASPIRINA. Murray rispose di sì ed il farmacista preparò 30 capsule con questa formulazione che incluse nella spedizione del

Quinto ordine consegnato a Santa Monica il 10 Giugno 2009:

  • 25 fiale di Lidocaina iniettabile da 30 ml;
  • 40 fiale da 100 ml e 50 da 20 ml di Propofol;
  • 20 tubetti da 60 gr di Benoquin al 20%;
  • 20 tubetti da 60 gr di Idrochinone all'8%;
  • 30 capsule della formula preparata dal farmacista con la combinazione di CAFFEINA, EFEDRINA e ASPIRINA.


Sesto e ultimo ordine con spedizione a Santa Monica il 15 Giugno 2009: Murray gli fece sapere che era soddisfatto degli ENERGIZZANTI e ne richiese il prezzo. Ordinò 10 fiale di Lorazepam da 10 ml, 20 fiale di Midazolam da 2 ml e 12 sacche di soluzione fisiologica.

Durante tutti questi ordini, Murray non nominò mai il nome di alcun paziente che avrebbe utilizzato i farmaci richiesti.

Lopez ha ricordato che la sua ultima conversazione telefonica con Murray risale al 23 o al 24 giugno 2009. Murray chiamò la farmacia intorno alle 05:00 pm. Fu una breve conversazione, c’era molto rumore e sembrava che Murray fosse alla guida della sua auto con il finestrino aperto. Lopez disse a Murray che lo avrebbe richiamato il giorno dopo.

Nel controinterrogatorio condotto dall’avvocato della difesa Low, il farmacista ha spiegato che l’unica verifica che compete loro per spedire i farmaci è assicurarsi che l’ordine provenga da un dottore con licenza medica, mentre non c’è l’obbligo di verificare che l’indirizzo di spedizione corrisponda effettivamente ad una clinica. Inoltre, è prassi che il dottore non riferisca le generalità dei pazienti ai quali i farmaci sono destinati per una questione di privacy. Low ha chiesto a Lopez se stava vendendo il Propofol a qualche altro dottore oltre a Murray ed il farmacista ha detto di NO, anche quando l’avvocato gli ha fatto un nome specifico, ovvero quello del Dottor David Adams. Lopez ha infine specificato che il contenuto delle fiale di Propofol da 100 ml può essere estratto attraverso un ago, ma ha anche supposto che possa esserci un sistema diverso.

E’ il momento del testimone n° 19: JAIME LINTEMOOT.

E’ una Criminalista Senior presso l’ufficio del Coroner di Los Angeles.

Nel suo lavoro, ha competenze tossicologiche e di analista di sostanze e raccoglie le prove dai corpi delle vittime. Dal 2001, lavora come tecnico tossicologo e risponde che è corretto affermare abbia diretto migliaia e migliaia di test tossicologici e che ha familiarità con il Propofol.

Prima del 2005, non esisteva un metodo per determinare la presenza del Propofol nel corpo di una vittima, lei è stata ricercatrice e risolutrice di questo problema.

Sin dai primi esami diagnostici, emerse che nel corpo di Michael era presente il Propofol. Un rapporto con il riassunto degli esami di laboratorio fu preparato per specificare tutte le conclusioni della criminalista, che fu preposta ad occuparsi in modo specifico del Propofol.

Le analisi furono condotte su campioni dei tessuti del corpo di Michael (cuore, intestino, ecc) che rilevarono tutti la presenza del Propofol.

Livelli di Propofol rintracciati:

3.2 microgrammi nel sangue del cuore

4.5 nel sangue femorale
6.2 nel fegato
4.1 nel sangue all'ospedale

0.40 nell’umor vitreo

0.15 nelle urine

Dai campioni, risultarono anche il Lorazepam, il Diazepam, il Midazolam. Il test dell’efedrina risultò negativo nei tessuti del cuore, ma positivo nell’urina, urina recuperata dalla sacca attaccata al catetere.

La criminalista fece dei test anche su una siringa e su un ago separato dalla siringa, test che possono rilevare la presenza del Propofol ma non la specifica quantità. Il test sul barilotto della siringa evidenziò la presenza di Propofol e Lidocaina.

I test furono fatti anche sul kit per l’endovenosa, di cui la criminalista ha disegnato un diagramma non in scala che descrive la sacca, i tubicini (uno lungo e uno corto) e il morsetto.

Sulla sacca ed il tubicino lungo non fu trovata nessuna traccia di farmaco, mentre sulla siringa si rilevò la presenza di Propofol, Lidocaina e Proflazonil e sul tubicino il Propofol e il Flumazenil.

L’avvocato Flanagan ha condotto il controinterrogatorio della criminalista alla quale ha chiesto anzitutto come mai il rapporto tra le quantità di Propofol e Lidocaina erano differenti nel sangue del cuore e in quello femorale e la criminalista ha spiegato che nella tossicologia si deve fare riferimento alla distribuzione postmortem dei farmaci che porta a quantità diverse nei tessuti. L’avvocato ha poi fatto una serie di domande in merito a 70 grammi di liquido scuro presente nello stomaco di Michael al momento dell’autopsia, liquido in cui sono stati ritrovati 0.13 milligrammi di Propofol. Nello stomaco è stata rinvenuta anche la Lidocaina. L’analisi delle diverse quantità di questi due farmaci rilevati nello stomaco, ha prodotto un rapporto di 12 a 1 (12 parti di Lidocaina, 1 di Propofol).
Il giudice ha accolto l’obiezione quando Flanagan ha chiesto alla criminalista se poteva trattarsi di cibo o di succo. L’avvocato ha potuto chiedere alla criminalista se era stato analizzato un qualunque contenitore di succo per il Propofol e lei ha risposto di no.

Avendo notato che sul comodino di Michael ci fosse un brick di succo, e chiedendo se sia stata fatta un’analisi per il Propofol su un qualunque contenitore di succo, la difesa potrebbe puntare al fatto che Michael ABBIA BEVUTO EGLI STESSO IL PROPOFOL.

Ultimo testimone della 5° udienza preliminare, il detective ORLANDO MARTINEZ della Squadra Omicidi e Rapine della Polizia di Los Angeles, uno degli investigatori a capo di questa indagine insieme ai detective Dan Myers e Scott Smith.

Martinez tentò di rintracciare l’imputato Murray, stabilendo il primo contatto solo il 26 giugno 2009, il giorno dopo la morte di Michael, con l’avvocato di Murray, Michael Penia, con il quale concordò un incontro in un albergo per il pomeriggio del 27 giugno 2009. I detective Martinez e Smith si recarono all’appuntamento dove erano presenti l’avvocato Penia, l’avvocato Chernoff e Murray.

Da questo momento in poi, leggeremo la versione dei fatti che Murray raccontò ai poliziotti durante quell’interrogatorio, che naturalmente venne registrato, riferita dal detective Martinez sul banco dei testimoni.

Anzitutto, i detective chiesero a Murray quando aveva incontrato Michael Jackson per la prima volta e lui rispose nel 2006, attraverso il figlio di un suo paziente. Murray curò Michael ed i suoi figli per un’influenza a Las Vegas, non come cardiologo, ma come medico generico. Il Dottor Murray raccontò di aver ricevuto una telefonata da Michael Amir Williams che gli riferì il desiderio da parte di Michael di essere curato da lui in vista dei suoi nuovi spettacoli e di averlo accanto a sé come medico personale anche durante il suo tour a Londra. Dopo aver ricevuto quella prima telefonata da parte di Amir Williams, fu lo stesso Michael a contattarlo. Murray riferì alla polizia di aver curato Michael per l’insonnia per poco più di due mesi antecedenti alla sua morte, di notte e 6 giorni a settimana. Murray descrisse la sua terapia per aiutarlo a dormire: un’iniezione di 50 milligrammi di Propofol ed una flebo per tenerlo sotto controllo.

Il procuratore ha chiesto a Martinez se Murray aveva parlato di 50 milligrammi ogni notte e il detective ha risposto: “Quello era il massimo”. “Murray le disse che quella era il totale o la quantità di una dose?” “Non penso che lo evidenziò in modo specifico. Mi disse che era un dosaggio per farlo addormentare e poi parlò di una flebo specifica”.

Martinez ha detto che Murray in più di un’occasione durante l’interrogatorio fece cenno a probemi di dipendenza dai farmaci di Michael. Quando Murray fu interrogato sulle ultime notti, affermò di aver pensato che Michael AVESSE MATURATO UNA DIPENDENZA DAL PROPOFOL perciò decise di provare a svezzarlo introducendo altri farmaci. Fu descrivendo queste ultime notti che Murray confessò di aver somministrato il Propofol a Michael ogni singola notte per oltre due mesi.

Il tentativo di “svezzare” Michael dal Propofol da parte di Murray negli ultimi 3 giorni della sua vita fu fatto la prima notte somministrandogli un dosaggio di Propofol inferiore e altri due farmaci, il Lorazepam e il Midazolam. La seconda notte, dandogli soltanto questi ultimi due.

Quella notte del 25 giugno, Murray raccontò alla polizia di essere arrivato per primo a Carolwood, alle 12.50 am, e di essere salito nella camera dov’era solito curare Michael, la stessa camera in cui i paramedici hanno testimoniato di aver trovato il deceduto, ad aspettarlo. Michael secondo Murray rientrò a casa circa all’una di notte, salì al piano di sopra, discussero brevemente su come era andata la serata, si fece una doccia e si cambiò. Murray gli massaggiò sulla schiena una lozione per la pelle per il suo trattamento dermatologico.

A Murray fu chiesto se c’era qualcun altro nella stanza e rispose sempre di NO.

Il primo farmaco che Murray sostenne di aver dato a Michael fu il Valium, 10 mg per via orale. Poi, posizionò l’endovenosa per l’idratazione e diluì nella soluzione fisiologica 2 milligrammi di Lorazepam. Il farmaco fu iniettato lentamente nel corso di 2/3 minuti attraverso una siringa, non direttamente in un braccio o in una gamba di Michael, ma usando il port-a-cath dell’endovenosa. Murray raccontò che Michael rimase sveglio per un’altra ora perciò gli somministrò con lo stesso metodo 2 mg di Diazepam. Questo era accaduto intorno alle 03.00 am e dopo circa 20 minuti Michael si addormentò per 10/12 minuti, Murray precisò che fu questo il momento in cui aveva guardato il suo orologio. Quando Michael si risvegliò, Murray abbassò le luci, accese la musica e suggerì a Michael di meditare.

Il dottore raccontò che Michael si lamentava del fatto che se non poteva dormire, avrebbe dovuto annullare le prove e gli spettacoli. Murray gli diede altri farmaci, a cominciare dal Mirazepam. Michael rimase sveglio e Murray alle 05.00 am gli somministrò altri 2 milligrammi di Lorazepam. Michael ancora non riuscì a prendere sonno, si erano fatte le 07.30 am e Murray disse che gli fece pressioni continuando a lamentarsi per i probabili annullamenti delle sue performance. Alle 07.30 am Murray gli diede 2 milligrammi di Diazepam che ancora non ebbero alcun effetto su Michael. Alle 10 am, ancora sveglio, Michael chiese il suo “latte”, che era il nome con cui chiamava il Propofol.

Tra le 10.40 am e le 10.50 am Murray gli diede solo 25 milligrammi di Propofol, quindi la metà del normale dosaggio, nel corso di 25 minuti circa. Si trattava di una semplice iniezione per fare addormentare Michael, seguita da una flebo lenta per mantenerlo addormentato. Intorno alle 11.00 Michael si addormentò e Murray lo monitorò per un po’.  Michael non stava russando e Murray lo monitorò finché le sue condizioni non lo fecero sentire tranquillo, quindi decise di allontanarsi dalla stanza perché voleva cambiarsi nel bagno. Il bagno si poteva raggiungere dalla camera da letto in cui Michael si era addormentando solo dopo aver attraversato il corridoio che collegava quella camera alla stanza armadio. Murray dichiarò di essersi allontanato solamente per 2 minuti; quando tornò, si sorprese nel rendersi conto che Michael aveva smesso di respirare perché osservava sempre il suo petto e i movimenti del suo diaframma.

La prima cosa che fece dopo essersi accorto di questo furono delle compressioni sul petto di Michael e la respirazione bocca a bocca. Michael era sul letto. Le compressioni le faceva con una sola mano, tenendo l’altra sotto la schiena di Michael per sostenerla. Giustificò il fatto di aver tenuto Michael sul letto sostenendo che da solo non sarebbe riuscito a spostarlo sul pavimento.

Il procuratore fa notare le caratteristiche fisiche di Murray: un’altezza di circa 2 metri per un peso di circa 100 kg. Il giudice ha accolto l’obiezione della difesa sulla domanda relativa al peso di Michael.

Quando fu interrogato sul perché non avesse chiamato subito il 911, rispose che non voleva interrompere il suo tentativo di prendersi cura di Michael. In seguito, prese il tempo di fare una telefonata continuando a fare con una sola mano le compressioni sul petto di Michael. Ma la telefonata NON fu al 911, bensì a Michael Amir Williams per dirgli di avvertire la sicurezza e farla venire immediatamente.

Poi iniettò a Michael 2 milligrammi di Tomazapil (farmaco dubbio, probabile errore di transcript).

Ad un certo punto, lasciò la stanza, cioè il paziente, per andare sul pianerettolo e raggiungere la cuoca giù per le scale dicendole che aveva un’emergenza e di mandargli la sicurezza al piano di sopra. Consentì l’ingresso nella stanza di Alberto Alvarez mentre Michael era ancora sul letto.

Ad un certo punto Murray chiese ad Alvarez di chiamare il 911 e ad un certo punto arrivarono i paramedici.

Nell’interrogatorio, i detective chiesero a Murray dove teneva i suoi farmaci e la sua attrezzatura professionale, descrivendogli delle borse e chiedendogli dove fossero. Murray diede l’impressione di essere sorpreso da queste domande e di pensare che i detective avessero già recuperato quelle borse, dopodiché disse loro dove si trovavano descrivendo il nascondiglio nell’armadio, in cui erano appunto state collocate tre diverse borse.

Confermò di aver usato la Lidocaina assieme al Propofol. Non specificò alcuna quantità, disse semplicemente che aveva diluito il Propofol con la Lidocaina.

Martinez ha dichiarato che i poliziotti non hanno mai visto i referti medici dell’assistenza domiciliare di Murray a Michael Jackson e che il dottore durante l’interrogatorio non parlò mai delle telefonate e dei messaggi che fece quella mattina (come risulta dai tabulati dei suoi due telefoni).

Ad un certo punto, Murray riferì ai detective che aveva richiesto un’autopsia sul corpo di Michael. I detective indagarono con la dottoressa Cooper, che disse che non era stato Murray a richiederla ma lei e che non aveva chiesto a Murray di firmare il certificato di morte.

Nel controinterrogatorio, Chernoff ha provato a far passare come dichiarazione ciò che Murray riferì a due poliziotti che si trovavano in ospedale, i detective Porche e Binky, ovvero di aver dato a Michael un sedativo. Martinez però ha chiarito che i due poliziotti non si trovavano lì per raccogliere le dichiarazioni di Murray. Chernoff ha poi fatto notare che in quell’interrogatorio in albergo furono i poliziotti a non chiedere a Murray se avesse fatto altre telefonate oltre a quella riferita da lui stesso fatta ad Amir, volendo sottolineare che Martinez non stava suggerendo che il suo assistito avesse mentito, semplicemente la polizia non gli fece alcuna domanda a riguardo.

Chernoff ha ricordato che parlando del lavoro per il tour This is It, Murray riferì che Michael lo aveva chiamato allo scopo di trovare un dottore che lo avrebbe rifornito con il Propofol, il Dottor David Adams, e che furono i poliziotti ad implicare che Murray fosse stato assunto per il Propofol: a questo punto però il giudice Pastor ha accolto l’obiezione dell’accusa.

Martinez ha confermato che Murray disse alla polizia che era preoccupato per l’uso del Propofol da parte di Michael e che aveva bisogno di trovare un modo per tirarlo fuori da questo.

Avvocato Chernoff: Murray disse che cominciò a dare il Propofol a Michael Jackson perché era preoccupato per questo tour, per il fatto che potesse dormire e che fu Michael Jackson a CONVINCERLO di dargli questo Propofol.

Martinez: Non ricordo la parola “convincere”

Chernoff: Michael Jackson aveva un nickname per la Lidocaina, la chiamava "l’antibruciore" e anche il Dottor David Adams disse che la chiamava così. Si riferiva al Propofol come al suo “latte” e il Dottor Murray affermò che Michael Jackson sapeva tutto in merito al Propofol, è corretto?

Martinez: Sì, è quello che ha dichiarato.

Chernoff: Il Dottor Murray vi riferì che Michael Jackson spesso gli chiedeva di autoiniettarsi il Propofol da solo e che lui non glielo permetteva.

Martinez: Sì.

Chernoff: Il Dottor Murray vi disse che stava provando a “svezzare” Michael Jackson dal farmaco.

Martinez: Sì.

Chernoff: Vi raccontò che l’ultimo giorno somministrò a Michael Jackson metà dose ma non era stata quella la prima volta che ci aveva provato, lo aveva fatto anche 3 giorni prima e un giorno prima aveva proprio evitato di dargli il Propofol.

Martinez: Ricordo che il Dottor Murray parlò di una quantità inferiore, ma non precisamente di 25 milligrammi e non ricordo che dichiarò di non avergli dato il Propofol il 24 giugno.

Murray riferì anche di aver parlato degli altri farmaci a Michael per provare a “svezzarlo” dal Propofol ma lui gli disse che mancavano solo 3 giorni al suo tour e aveva bisogno di dormire.

Il procuratore Walgren ha ripreso il teste per chiarire quanto emerso in relazione al dottor David Adams e ha fatto riferimento ad un episodio nel mese di marzo del 2009, un incidente d’auto,  per il quale sembra che Murray e Adams fossero venuti in contatto in qualche modo riguardo alle attrezzature nei loro rispettivi studi medici. Walgren ha chiesto a Martinez di precisare nello studio di quale dottore fu dato a Michael il Propofol e Martinez ha risposto che si trattava di quello del dottor Murray.

Fonti: http://sprocket-trials.blogspot.com/2011/01/dr-conrad-murray-prelim-day-5-part-i.html

http://sprocket-trials.blogspot.com/2011/01/dr-conrad-murray-prelim-day-5-part-ii.html

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