TESTIMONIANZE NELLA SECONDA UDIENZA PRELIMINARE DEL 5 GENNAIO 2011: ALBERTO ALVAREZ, KAI CHASE, RICHARD SENNEFF

La guardia del corpo ALBERTO ALVAREZ è stato il primo a salire sul banco dei testimoni. Dal 2004/2005, Michael lo assumeva a periodi nel ruolo di direttore della logistica: il suo compito era quello di garantire che tutti gli spostamenti di Michael avvenissero in sicurezza e che ogni cosa fosse pronta prima del suo arrivo a destinazione.

Alvarez ha ricordato di aver incontrato Murray per la prima volta nella residenza di Michael a Carolwood qualche tempo dopo gennaio 2009. Nei mesi di aprile, maggio e giugno, Murray era presente regolarmente a casa di Michael, 5 o 6 volte a settimana, arrivando al pomeriggio e trattenendosi per la notte.

Il 24 giugno 2009 Alvarez lasciò la casa di Carolwood intorno alle 18.00 per anticipare l'arrivo di Michael allo Staples Center. Quando Michael lo raggiunse, Alvarez lo salutò e lo fece salire su una golf cart, con la quale lo accompagnò al suo camerino. Al termine delle prove, riportò Michael con la golf cart verso l'automobile. Alvarez rientrò a Carolwood prima che sopraggiungesse la macchina di Michael e notò che l'auto di Murray era già parcheggiata nel vialetto.

Il 25 giugno 2009 prese servizio a Carolwood più o meno alle 10.15/10.20 del mattino. Erano le 12.17 quando Alvarez ricevette una telefonata da Michael Amir Williams ma non fece in tempo a rispondere che scattò la segreteria telefonica. Richiamò Amir che gli disse di entrare a casa di Michael dall’ingresso principale. Alvarez non riuscì ad aprire la porta immediatamente perché era serrata, ma guardando all’interno attraverso i vetri della porta, scorse la tata insieme alla figlia di Michael Paris, la cuoca Kai Chase nel corridoio e Murray poggiato sul corrimano della scala che guardava di sotto. La tata venne ad aprirgli la porta mentre Alvarez era ancora al telefono con Amir che gli dice di correre al piano superiore. Alvarez giunse di corsa in cima alle scale dove vide il figlio di Michael Prince che stava per scendere al piano di sotto. Sentì la voce di Murray che proveniva dalla camera da letto. Murray gli disse: “Alberto, fai presto”, e Alvarez, che era ancora al telefono con Amir, a quel punto riattaccò. Appena entrato nella stanza, Alvarez vide Michael sdraiato sul letto, con il viso leggermente spostato a sinistra, gli occhi e la bocca aperti. Murray era sul lato destro del letto e faceva pressione sul petto di Michael con la sola mano sinistra. Murray disse ad Alvarez: "Alberto, abbiamo bisogno di portarlo in ospedale, abbiamo bisogno di un'ambulanza". Alvarez vide i bambini di Michael Paris e Prince sulla soglia. Paris urlò “Papà!” e cominciò a piangere, Murray disse ad Alvarez di non permettere ai bambini di vedere Michael in quello stato e Alvarez, dopo averli scortati fuori, tornò nella stanza socchiudendo la porta. Alvarez chiese al dottor Murray cosa fosse successo e Murray disse solo “Ha avuto una brutta reazione”. Raggelato dalla scena, Alvarez cominciò a guardarsi attorno notando che il pene di Michael era fuori dagli slip ed era attaccato ad un catetere collegato ad un preservativo. Vide anche l’attrezzatura per la flebo sul lato destro del letto.

Murray poi prese da un tavolino dei flaconi di medicinali e chiese ad Alvarez di tenergli aperta una borsa di plastica dove buttarli. Murray poi disse ad Alvarez di mettere questo sacchetto di plastica in un altro sacchetto marrone. Alvarez vide questo sacchetto marrone che sembrava uno di quelli utilizzati per il pranzo a sacco, con all'interno una fodera bianca, e vi lasciò cadere dentro la busta di plastica.  Murray poi gli indicò di rimuovere la sacca della flebo e di metterla in un sacchetto blu. Alvarez osservò un flacone all'interno di questa sacca sul cui fondo c'era una sostanza lattiginosa. Al supporto della flebo era appesa anche una seconda sacca, che però Murray non gli ordinò di rimuoverla. Murray non disse ad Alvarez di chiamare il servizio di pronto soccorso 911. Solo al termine di queste operazioni, Alvarez lo chiamò.

In aula, è stata riascoltata la registrazione di quella telefonata. Quando Alvarez disse all’operatore del pronto soccorso che un uomo di 50 anni giaceva sul letto incosciente e incapace di respirare, l’operatore lo istruì a spostare l’uomo sul pavimento per praticargli il CPR. Quando Alvarez disse all’operatore che il medico personale dell’uomo era lì, l’operatore rimase stupito. “Oh, c’è un dottore lì?” disse l’operatore, aggiungendo che il dottore sarebbe stata la maggiore autorità. In seguito a quella chiamata, Alvarez ha dichiarato che lui e Murray posero Michael per terra. Alvarez vide Murray rimuovere un’endovenosa dalla gamba sinistra di Michael e un dispositivo da un dito, che era un pulsiossimetro. Quest'ultimo, Alvarez lo aveva visto per la prima volta qualche giorno prima, quando Murray era andato nella roulotte della sicurezza a chiedere delle batterie per il dispositivo.

Nel frattempo, Fahem Muhammad li raggiunse nella camera da letto di Michael. Murray al quel punto chiese: “Qualcuno conosce il CPR?”

Le due guardie del corpo si guardarono attoniti, poi fu Alvarez a fare compressioni sul petto di Michael mentre Murray gli praticava la respirazione bocca a bocca dicendo ad Alvarez che era la prima volta che lo faceva ma doveva farlo perché “Michael era un amico”. Alvarez ha ribadito che Michael non respirava più, che i suoi occhi e la sua bocca erano aperti e che era evidentemente morto.
Non c’era pulsazione quando i paramedici arrivarono sulla scena. Quando essi portarono il corpo di Michael giù per le scale, Alvarez portò via i bambini per evitare che lo vedessero.

In ospedale, Murray lo ringraziò per la sua assistenza e gli chiese un passaggio per tornare a Carolwood, ma Alvarez non aveva né le chiavi né l’autorità per farlo. Alvarez poi ricevette una telefonata nella quale gli fu chiesto di portare il cane dei bambini ad Havenhurst. Alle 17.00 lasciò l'ospedale e tornò a Carolwood, dove si trattenne per circa 10 minuti, a prendere il cane.

Nel controinterrogatorio, l’avvocato di Murray Ed Chernoff ha fatto precisare ad Alvarez che il corpo di Michael fu spostato sul pavimento mentre lui era al telefono con il 911. Alvarez ha detto di non saper dire dove fosse Murray nel momento in cui lui effettuava le compressioni con entrambe le mani sul petto di Michael. Quando Murray gli disse: “abbiamo bisogno di un'ambulanza, abbiamo bisogno di portarlo in ospedale”, Alvarez prese il suo telefono per chiamare il 911, ma entrarono i figli di Michael nella stanza e sia Murray che Alberto pensarono fosse necessario occuparsi prima dei bambini. La telefonata di Alvarez con Michael Amir Williams durò 88 secondi. A Carolwood c'erano le videocamere di sorveglianza, ma Alvarez non ha saputo indicare dov'erano tutte le telecamere e dove erano puntate. Lui sapeva ce ne fosse una sulla porta e un'altra nel garage. Alvarez ha ricordato che la porta d'ingresso era sempre chiusa a chiave, mentre la porta della cucina vicina alla roulotte della sicurezza lo era per la maggior parte del tempo. Le uniche volte in cui alla sicurezza era permesso di entrare in casa era per utilizzare la toilette e l'ingresso era la porta della cucina. Nel momento in cui Faheem Muhammad entrò nella stanza da letto, Michael era già stato spostato sul pavimento. Alvarez ha specificato che la sacca della flebo che Murray gli chiese di rimuovere dal supporto non era collegata a Michael, mentre quella non rimossa lo era. Ha quindi ricordato di aver visto una mascherina Ambu (per la respirazione) nella stanza. Chernoff ha chiesto ad Alvarez perché, quando la polizia gli parlò in ospedale e a Carolwood, non riferì che Murray gli aveva detto di nascondere le fiale ed Alvarez ha risposto che in quel momento non gli era sembrato sospetto.

Chernoff: “Hai pensato che stavi preparando i bagagli per andare in ospedale?”.
Alvarez: “Sì, è corretto, signore”.

Alvarez NON disse ai poliziotti che le fiale dei medicinali erano state tolte dal tavolino adiacente al letto, fiale che Alvarez ha ribadito di non aver mai toccato, ricordando anche di non essere salito mai più nella camera da letto di Michael dopo aver lasciato la residenza per raggiungere l'UCLA Medical Center.

L'avvocato ha anche fatto notare che la difesa aveva mandato un suo investigatore per parlare con Alvarez, ma lui si era rifiutato di parlarci, invitandolo a rivolgersi al suo avvocato. Nel febbraio 2010, Alvarez lavorò ad Hayvenhurst per la sicurezza dei bambini, ma solo per due mesi perché poi la famiglia Jackson lo licenziò. Alvarez sarebbe dovuto andare a Londra con Michael per il tour.

A questo punto, il procuratore Walgren ha ripreso la parola ricordando che dalla morte di Michael, i media avevano fatto ad Alvarez ripetute richieste per intervistarlo.

Walgreen: “Hai la capacità di distinguere tra un giornalista autorizzato, un investigatore della difesa, o qualsiasi altra persona che voglia discutere con te di questo caso?”
Alvarez: “No signore”.

Nel nuovo controinterrogatorio, l'avvocato Chernoff ha fatto riferimento al colloquio che Alvarez aveva avuto con i poliziotti il 31 agosto 2009, durante il quale aveva detto che innanzitutto voleva aiutare la polizia. “Forse in un secondo momento, potrei vendere la mia storia, ma non ancora”- disse Alvarez ai poliziotti.

 

Il procuratore Walgren ha poi convocato KAI CHASE, cuoca personale di Michael assunta alla fine di marzo del 2009. La sua mansione era la preparazione dei tre pasti principali per Michael ed i suoi figli. Occasionalmente, preparava il cibo anche per Murray e gli ospiti di Michael. A maggio non aveva svolto la sua mansione per 3 settimane, tornando a riprenderla agli inizi di giugno. A volte, Michael sedeva con i suoi figli per fare colazione, di solito Murray consumava la sua nella stanza da letto di Michael. Chase ha testimoniato che Michael seguiva un regime alimentare estremamente sano, fatto di prodotti biologici. Di solito, arrivava a casa di Michael alle 08.00 del mattino.

Il 24 giugno arrivò tra le 08:00 e le 08:30 del mattino e vide Murray scendere al piano di sotto per prendere un succo da portare nella camera da letto di Michael.
Il 24 giugno Michael la raggiunse in cucina e dopo averla salutata le chiese se il pranzo era pronto e lei rispose di sì. Michael secondo Kai Chase stava bene quel giorno.
Michael ed i suoi figli pranzarono insieme il 24 giugno (un'insalata di tonno). Intorno alle 10:00/10:30, Kai Chase vide Murray lasciare la residenza. Michael gradì l'insalata di tonno che aveva mangiato perciò le chiese se poteva averne ancora un po' per portarla alle prove “come spuntino”.
Michael voleva che lei preparasse il pasto per lui e “forse anche per Murray”e che lo conservasse in frigo, così da poter mangiare al rientro dalle prove. Lei preparò una zuppa di fagioli bianchi toscani e la mise in frigo così Michael e Murray potevano mangiare dopo le prove allo Staples del 24 giugno. Lei lasciò la casa di Michael alle 22.00 del 24 giugno.
Quando se ne andò, lei non vide la macchina di Murray parcheggiata nel vialetto.

Il 25 giugno arrivò a casa di Michael verso le 08:00 per preparare la colazione. La zuppa di fagioli bianchi toscani era ancora nel frigo, intatta. Dopo aver preparato la colazione, Chase uscì per recarsi al mercato e rientrò alle 09:45. Solitamente, il Dottor Murray scendeva in cucina durante la mattina a prendere la spremuta per Michael ma quella mattina non fu così. Michael ed i bambini avevano l'abitudine di pranzare alle 12:30.

La cuoca vide Murray per la prima volta  tra le 12:05 e le 12:10, quando il dottore entrò in cucina in preda al panico chiamando il figlio maggiore di Michael Prince e chiedendo l’aiuto  del personale di sicurezza. Chase corse immediatamente dove erano i bambini per richiamare Prince al quale disse: "Presto, il dottor Murray sta chiedendo di te. Penso ci sia qualcosa che non va con tuo padre". Prince salì al piano di sopra.

(In questo video, circa al minuto 03.00, potete ascoltare la cuoca Kai Chase negare il fatto che Prince sia mai salito al piano di sopra quella mattina del 25 giugno. La sua stessa testimonianza in tribunale e tutte le altre rese dal personale di sicurezza di Michael hanno smentito queste sue dichiarazioni che risalgono ad agosto 2009
http://www.youtube.com/watch?v=e9eNaElHdDk&feature=youtu.be)

Le governanti cominciarono a piangere; una di loro le disse che probabilmente era successo qualcosa di brutto a Michael Jackson. Cercarono di confortarsi a vicenda pregando e nel frattempo videro i paramedici arrivare a Carolwood. Murray non le chiese mai di chiamare il 911. Chase si trattenne a Carolwood fino alle 13:00, poi la sicurezza le chiese di andare via. Lei NON vide i paramedici lasciare la casa di Michael.

Nel controinterrogatorio della difesa, Chase ha detto che avrebbe visto Murray scendere con la bombola di ossigeno tutti i giorni o a giorni alterni. Queste bombole avevano delle valvole e dei tubicini, come quelli che “hanno le persone anziane o malate da tempo”. La cuoca entrava in casa dalla porta di servizio. La porta poteva essere chiusa a chiave, allora lei bussava e i figli di Michael le aprivano la porta. L'avvocato Low ha fatto notare che Kai Chase capì l'urgenza nella voce di Murray quando questi le disse di chiamare “Prince e la sicurezza”, ma dopo aver chiamato Prince, lei non chiamò la sicurezza. Lei può indicare l'orario nel quale vide Murray quella mattina, tra le 12:05 e le 12:10, perché guardò l'ora sul suo cellulare qualche minuto prima.

Prima di essere congedata, il procuratore Deborah Brazil le ha fatto ricordare che di solito Murray scendeva in cucina a prendere la spremuta per Michael alle ore 10:00.

Brazil: “Quando Murray chiese di chiamare la sicurezza e Prince, lui disse: “la sicurezza E Prince” oppure “la sicurezza O Prince”?Chase: “Non c'era E, non c'era O. Mi disse “Chiama la sicurezza. Chiama Prince.”.

Chase ha spiegato che Prince era nel suo campo visivo perché dalla cucina lei poteva vedere il salone dove si trovavano i bambini. Il suo istinto le aveva suggerito di muoversi rapidamente per chiamare Prince piuttosto che uscire e andare dalla sicurezza.

La testimonianza successiva è stata di RICHARD SENNEFF, il paramedico dei vigili del fuoco che rispose alla telefonata al 911 dalla casa di Jackson quella mattina. La telefonata arrivò alle 12:21, alle 12:22 i paramedici partirono per raggiungere Carolwood, dove arrivarono solo 4 minuti dalla chiamata al 911, alle ore 12:26.

Senneff fu il primo ad entrare e a salire nella camera di Michael. Vide Murray e sul letto un paziente pallido e magro con i pantaloni del pigiama sbottonati, la camicia aperta ed una cuffietta.

Walgren: “Vide il paziente sul letto?”                                                                                                           Senneff: “Sì, sul letto. Quando sono entrato nella stanza, vidi Murray che stava cercando di spostarlo dal letto al pavimento, era a metà strada fra i due”.

Appariva così pallido e sottopeso che la sua prima impressione fu quella di trovarsi di fronte ad un MALATO TERMINALE DI CANCRO o ad un paziente di un ospizio. "Ma non mi tornava qualcosa" ha detto il paramedico.

Il dottore stava cercando di spostare il paziente sul pavimento e Senneff non vide nessun altro ad assisterlo, ma nell’interrogatorio con la polizia aveva detto che era possibile ci fosse anche del personale di sicurezza nella stanza. Murray si qualificò come medico personale e cardiologo del paziente, presso il quale però non c’era nessuna macchina per monitorargli il cuore, solo l’attrezzatura per l’endovenosa.

Il compito di Senneff era fare delle domande a Murray per capire quali fossero le condizioni mediche soggiacenti a quella situazione di emergenza: Murray non rispondeva e poi alla fine disse che non ce n’era nessuna. Murray gli disse: "Lui non ha problemi, sta bene. Si è allenato tutta la notte. Io sono qui per curare solamente la disidratazione".

Il paramedico, sempre più perplesso, domandò per la terza volta a Murray se il paziente stava prendendo qualcosa e Murray rispose ancora: "No, NIENTE, non prende NULLA". Ma Senneff continuò ad insistere finché Murray parlò di un "po' di Lorazepam per aiutarlo a dormire".

Senneff chiese a Murray: “Questo è tutto?” e lui rispose: “Questo è tutto”. Senneff gli chiese: “Solo Lorazepam?” e Murray: “ Solo Lorazepam per aiutarlo a dormire”. Senneff chiese a Murray da quanto tempo il paziente versava in quelle condizioni e Murray disse: “era appena successo quando vi abbiamo chiamato”.

Walgren ha chiesto a Senneff: “Il dottor Murray avvertì lei o chiunque altro della sua equipe di aver somministrato il Propofol a Jackson?” “No” ha testimoniato Senneff.

I paramedici spostarono il paziente che era ai piedi del letto e lo adagiarono sul pavimento per avere un'area di lavoro migliore. La testa del paziente era verso il camino ed i piedi verso i paramedici.
Senneff ha ricordato che quando prese le sue gambe per spostarlo, le gambe erano “fredde al tatto”.
Gli occhi del paziente erano asciutti. Venne attaccato alla macchina per l'elettrocardiogramma, che risultava piatto con qualche piccola attività elettrica, senza pulsazione.
“Il cuore è progettato per continuare a lavorare. Quindi presenta in esso una serie di sistemi “di riserva” che sono “i pacemaker del cuore”. Questi pacemaker si trovano in aree diverse. Se uno di loro sta trasmettendo un segnale per riavviare il cuore, ma il segnale non si diffonde in tutto il cuore, allora si ha un'attività elettrica senza polso." ha specificato Senneff.

L'elettrocardiogramma mostrò che Michael fosse in fase asistolica. Senneff pensò che Murray gli avesse mentito quando gli disse “è appena successo”. Senneff ha supposto che fossero trascorsi almeno 20 minuti, ma non ore. I piedi e le mani di Michael erano “di colore blu”. Significa che non c'era respirazione e i globuli rossi non erano più rossi. Michael aveva gli occhi gonfi e le pupille dilatate. Secondo Senneff, il paziente era deceduto.

Tutte le cure effettuate dai paramedici avvennero ai piedi del letto. La flebo era attaccata all'interno del polpaccio sinistro di Michael. Nella flebo sembrava esserci una normale soluzione salina. Per rianimare Michael, gli vennero somministrate epinefrina (adrenalina per far ripartire il cuore) e atropina (“necessaria per far accelerare il cuore”) e nel frattempo continuavano le compressioni e la ventilazione.

Il paramedico Martin Blount era responsabile per la ventilazione (intubazione endotracheale: un tubo inserito nella trachea per cui l'aria viene pompata direttamente nei polmoni).

La capnografia permette di leggere i livelli di anidride carbonica nel corpo per determinare se l'intubazione è stata fatta bene. Una lettura cattiva delle capnografia indica un errato posizionamento del tubo endotracheale. Senneff compilò il modulo 902-M (il modulo dei servizi medici di ogni paziente). La lettura iniziale era 16. Normalmente deve essere da 36 a 40, quindi 16 era molto bassa. I paramedici continuarono a soffiare aria. La lettura aumentò a 26, indicando che il tubo era posizionato correttamente. Questo sottolinea gli sforzi dei paramedici. Perché una volta che le vie aeree sono libere, si può “andare avanti”.

Adrenalina e atropina vennero somministrate attraverso la flebo che era già attaccata, ma fu necessario apportare alcune modifiche. All'arrivo dei paramedici, c'era una sacca appesa al supporto per la flebo ed il tubicino dalla sacca era attaccato alla gamba di Michael. Poi staccato dal tubicino, c'era un condotto per la somministrazione dei farmaci. Questo era un sistema ad aghi. I paramedici erano passati ad un sistema senza aghi da qualche tempo, perciò rimossero il dispositivo dal condotto del sistema, lasciarono il tubicino e ne attaccarono uno nuovo.
L'adrenalina e l'atropina furono somministrate due volte, ma i battiti cardiaci nell'elettrocardiogramma non cambiavano. Michael era ancora in fase asistolica.

Appena arrivati, un altro paramedico (Mark Goodwin) aveva tentato di avviare un'altra flebo perchè non si fidava dell'altra che era già in funzione. Goodwin cercò nelle braccia di Michael un punto per attaccare la nuova flebo. Senneff decise di utilizzare la vecchia flebo finché quella nuova non fosse pronta, ma prima che lo fosse, la vecchia flebo era danneggiata. Dopo 2 utilizzi, la flebo che era attaccata alla gamba di Michael era compromessa: Conrad Murray prese un qualche tipo di medicina per il cuore dal kit dei paramedici e la iniettò a Michael.

Fu necessario cominciare ad usare una nuova flebo. Mark Goodwin inserì diversi aghi in varie posizioni in entrambe le braccia di Michael per trovare una vena buona. Infine, decisero di attaccare la flebo nella giugulare, sul lato sinistro del collo. Questo avrebbe potuto dare risultati migliori perché la giugulare è una vena più grande rispetto a quelle delle braccia o delle gambe.
Durante queste operazioni, non si sentiva nessuna pulsazione né alcun indizio che potesse mostrare ai paramedici che le cure stavano facendo effetto. Murray affermò di aver sentito il polso femorale così Senneff guardò immediatamente sul monitor dell'elettrocardiogramma, ma non c'erano cambiamenti. È comune che una buona stimolazione cardiaca possa causare pressione sanguigna e un debole polso femorale. Per cercare di determinare se c'era realmente un polso femorale, Senneff disse: “fermatevi con le compressioni e continuate a ventilare”. Poi controllò il polso femorale, ma non sentiva alcun polso.

Ad un certo punto Senneff contattò la stazione base alla quale riferì che dopo tre tentativi di rianimazione il paziente non aveva dato nessun segnale di cambiamento. I paramedici operano secondo protocolli standard comunicati da personale infermieristico addestrato alla stazione base. Dopo 3 tentativi di rianimazione, non c'era alcun cambiamento nelle condizioni di base di Michael.
Alle 12:57, la stazione base fece notare che ulteriori tentativi di rianimazione sarebbero risultato inutili perciò consigliò a Senneff di chiamare l'UCLA. Murray disse: “No, non voglio telefonare. Voglio continuare a provare”. 
Senneff informò la stazione base che il paziente era di altissimo profilo VIP e che “il medico sulla scena rifiutava di chiamare l'UCLA”. La stazione base chiese se Murray era disposto ad assumere il controllo completo della situazione. Murray accettò. Murray disse di aver alcune idee per rianimarlo: voleva somministrare una “linea centrale” e voleva somministrare del magnesio. Questi metodi, però, vanno oltre le possibilità di addestramento dei paramedici e comunque non avevano l'attrezzatura adeguata. Queste sono procedure da fare in ospedale. Così trasportarono Michael all'UCLA.

Come parte del protocollo, Murray doveva salire sull'ambulanza con Michael.
La barella era pesante ed era in fondo alle scale. Così presero una superficie piana per trasportare Michael alla barella che si trovava in fondo alle scale. Portarono anche gran parte del loro equipaggiamento come potevano. Senneff tornò di sopra nella camera da letto per prendere il resto dell'equipaggiamento e qui vide Murray accanto al letto, vicino al comodino: “Aveva un sacchetto di plastica bianco per l’immondizia e stava raccogliendo delle cose”.

In ambulanza, Senneff era seduto in cima alla barella, la testa di Michael era tra le sue ginocchia. Gli altri 2 paramedici, Martin Blount e Mark Goodwin, ed il dottor Murray erano seduti nella parte posteriore dell'ambulanza.
Quando arrivarono presso l'UCLA, Murray chiese se era possibile coprire il volto di Michael con un asciugamano. Considerando la folla fuori dall'ospedale, i paramedici furono d'accordo. Senneff informò i medici dell'ospedale degli sforzi compiuti nel tentativo di rianimare il paziente. Furono fatti ulteriori tentativi di rianimarlo che fallirono e alle 14.26 Jackson fu dichiarato morto.

Senneff ha ricordato che Murray in ospedale era “iperattivo, nervoso, girovagava sudando e facendo cento cose ad una supervelocità”.


Nel controinterrogatorio, Senneff ha dichiarato che la prima cosa da fare quando un paziente non respira è quella di “respirare per lui”.
Senneff chiese a Murray se c'erano delle direttive di supporto vitale, come un ordine di non-rianimazione, idratarlo o no, somministrare ossigeno o no, compressione o no. Murray disse: “no, non ce ne sono”.
Quando i paramedici entrarono nel vialetto, uno degli uomini della sicurezza di Michael disse: “qualcuno dovrebbe fare un CPR”.

L'avvocato Low ha chiesto a Senneff se quando lui arrivò nella camera da letto vide Murray praticare il CPR. 
Senneff ha risposto: “Per me il CPR consiste nel fare pressioni sul petto e soffiare nella bocca. Non è quello che ho visto. Io ho visto il “buon dottore” prendergli la spalla perchè sembrava che il paziente fosse sul punto di scivolare dal bordo del letto”.

Poi Murray si allontanò e i paramedici spostarono Michael su un'area di lavoro migliore. (Quando i paramedici entrarono nella stanza, Murray stava facendo scivolare Michael giù dal lato sinistro del letto. I paramedici poi spostarono Michael dal lato sinistro del letto ai piedi del letto e poi sul pavimento. Questa testimonianza contraddice la dichiarazione della guardia del corpo Alberto Alvarez secondo la quale sarebbero stati lui ed il dottor Murray a mettere Michael sul pavimento prima dell'arrivo dei paramedici, ndr).

“Aveva bisogno di guadagnare qualche chilo per essere quella che io ritengo sia una persona mediamente sana. Era molto, molto, molto sottopeso, come quello che si vede guardando un malato terminale. Potevo vedere le sue costole” ha dichiarato Senneff.


Fonti: http://sprocket-trials.blogspot.com/2011/01/dr-conrad-murray-prelim-day-2-part-i-b.html

http://sprocket-trials.blogspot.com/2011/01/dr-conrad-murray-prelim-day-2-part-i-c.html

http://muzikfactorytwo.blogspot.com/2011/06/conrad-murray-trial-based-on-official.html

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