L'uomo Michael Jackson

Il momento nel quale ogni luce del palco si spegne, sul silenzio degli strumenti musicali a riposo, segna per tutti il confine tra sogno e realtà, ma è nell’artista che ha costruito quel sogno che rimane il vuoto più grande, perché spesso, oltre quelle luci, lui resta solo. E quando questo vuoto comincia ad avvolgerlo sin dai primi anni della sua vita, la gioia per ciò che ha conquistato ed il dolore per ciò che ha perduto non riescono più a separarsi, diventando radice della sua creatività ma anche della sua natura umana.  E’ attraverso questa esperienza che Michael Jackson ha cercato di far capire al mondo chi fosse Michael, quando quel mondo non ha voluto riconoscergli il diritto di essere semplicemente sé stesso: ”Io sono il prodotto di un'assenza completa di infanzia, la mancanza di quell'età preziosa e meravigliosa in cui ci interessa solo giocare, completamente persi nei nostri genitori. Ho iniziato ad esibirmi all'età di 5 anni e da allora non ho mai smesso di ballare o cantare. E mentre cantare e ballare rimane senza ombra di dubbio una delle mie più grandi gioie, quando ero piccolo volevo solo essere un ragazzino normale”.
Michael Jackson

Come se il suo straordinario talento fosse una risorsa da spartirsi, a Michael non è mai stato concesso di saltar fuori dall’occhio di bue puntatogli addosso durante tutta la sua vita: è stato performer prima di essere figlio, fratello, amico, compagno, padre, PERSONA. La sua stessa famiglia, il suo padre manager, lo vedevano solo come un genio, un bambino prodigio, una macchina per fare soldi, o perlomeno, questo era ciò che Michael percepiva perché non c’erano carezze fatte solo per dirgli “sei mio figlio e questo mi basta per volerti bene.” Lui ha imparato ad essere amato solo se faceva una grande esibizione e crescere con questa certezza  porta a voler sempre dimostrare di essere bravo, altrimenti nessuno ti ama, e porta a sentirsi terribilmente soli.
Eppure, non è stato con l’odio che ha rivendicato quel diritto così ingiustamente sottrattogli, non è stato con la prepotenza, né con il rancore, né con l’egoismo. A chi lo ha offeso, ha replicato difendendosi, non attaccando; a chi lo ha ferito, ha reagito con il perdono, non con la condanna; a chi lo ha frainteso, ha risposto con l’umiltà, non con il pregiudizio; e a chi lo ha deluso, ha restituito Amore, non risentimento.  Era questo il suo essere “simply Michael Jackson”, era questa la sua umanità: un cuore immenso che ha lasciato la sua intera esistenza come testamento del suo credo “IT’S ALL FOR LOVE”.
Michael ha impresso alla sua Arte e alla sua vita il senso del dono: sentiva di non essere lui a creare la sua musica o ad interpretarla con la danza del suo corpo, sentiva che le emozioni che queste suscitavano nelle persone di tutto il mondo erano il frutto di qualcosa di più grande, qualcosa che lui aveva ricevuto e di cui rimetteva il suo debito facendosene tramite, non solo su un palcoscenico, ma anche negli ospedali, negli orfanatrofi , nella sua residenza di Neverland, e in tutti quei luoghi dove poteva portare un po’ di sollievo al dolore e alla solitudine altrui.
L’opera di Michael Jackson non può essere limitata ad una connotazione estetica, ma è imprescindibile dalla dimensione intima che la sua missione filantropica le conferisce. Questa è la ragione per la quale sarebbe improprio parlare di VERITA’ su di lui senza portare alla luce il suo lato umano e tutte le cose nelle quali questo si è tradotto nella quotidianità, che anche se spesso è stata tenuta riservata, per il candido pudore col quale Michael faceva dono di sé,  gli ha attribuito riconoscimenti importantissimi e sui quali solo l’immoralità e la malafede possono tacere. Michael Jackson ha ricevuto due candidature al premio Nobel per la pace, nel 1998 e nel 2003; una laurea Honoris Causa in Lettere e Pedagogia dalla prestigiosa Università di Oxford nel 2001; il Guinness dei Primati nel 2000 per essere la pop star che ha fondato e finanziato il maggior numero di associazioni benefiche, ben 39, alle quali ha donato circa 400.000.000 di dollari. 
Resta da precisare ancora un lungo elenco di premi che gli sono stati assegnati e delle iniziative che ha promosso in ambito umanitario, ma non è solo attraverso di esso che in questa sezione metteremo fine al torto tuttora perpetrato ai suoi danni di omettere o distorcere il suo incessante impegno in questa direzione, perché nessun indice e nessuna cifra potranno mai riferire il significato di benedizione preziosa che aveva per lui ogni minuto del suo tempo speso per aiutare i più deboli e bisognosi.
A Michael daremo l’ascolto che in tanti non gli hanno dato e non gli danno, saranno anzitutto le sue parole a raccontarci del suo essere Uomo. Riprenderemo poi le parole di chi ha potuto testimoniare la sconfinata generosità del suo cuore, sforzandoci di portarle laddove ancora non sono arrivate. E raccoglieremo infine tutto ciò che il suo sogno di guarire il mondo ispirerà nel contributo concreto che ciascuno di noi può dare per esserne partecipe.

Perché il suo essere Michael è in VERITA’ la sua più grande meraviglia.

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