“ERAVAMO NEL GIUSTO E LA GIUSTIZIA HA PREVALSO”: MESEREAU SU KJR PER IL 57° COMPLEANNO DI MJ

 

 

Sintesi dell’intervento di Tom Mesereau su blogtalkradio nello speciale condotto da King Jordan il 29 agosto 2015 per il 57° compleanno di Michael Jackson:

(King Jordan ha introdotto Mesereau con un filmato del programma di Diane Sawyer ai tempi del processo di Michael Jackson. La Sawyer commentava il colloquio che il famoso comico e presentatore statunitense Jay Leno aveva avuto con il dipartimento di polizia di Santa Barbara. Leno aveva contraddetto l’affermazione di Gavin Arvizo secondo cui lui e la sua famiglia avevano provato a parlare con lui, ma non ci erano mai riusciti. Leno, invece, aveva ricordato la conversazione al telefono con lui e sua madre dopo aver visto il ragazzino nel documentario di Bashir. In quella telefonata, Leno aveva immediatamente percepito che qualcosa non tornava, la madre aveva chiesto soldi e il ragazzino sembrava leggere da un copione nell’esprimere a Leno il suo apprezzamento da fan. Leno disse agli investigatori: “Anche se penso che Michael Jackson sia colpevole, non ho potuto fare a meno di pensare: 'uhm, cavolo, alla fine hanno centrato l’obiettivo”. L’avvocato Dana Cole, intervistato nel programma della Sawyer, commenta: “Il team di difesa di Michael Jackson ha ormai beccato questo giovane accusatore in una grande bugia che inciderà significativamente sulla sua credibilità”)

“Lasciate che vi dica cosa è successo. Tutto ciò che è stato riportato nel segmento che ho appena sentito mi sembra accurato. Lo sceriffo di Santa Barbara segretamente registrò il colloquio con Jay Leno. Lui non sapeva che lo avevano registrato. E in quel colloquio lui disse la cosa di cui abbiamo appena sentito la gente discutere. Perciò, inviai a Jay Leno un mandato di comparizione e il suo avvocato mi chiamò al telefono e mi disse: 'Jay Leno non ricorda nulla" e io dissi: “Beh, allora lo metterò semplicemente sul banco dei testimoni e gli rinfrescherò la memoria e lo farò apparire come uno stupido". Il suo avvocato rimase di stucco e io continuai: "Sa una cosa, signore? Non la biasimo per fare il suo lavoro, lei è un avvocato che vuole proteggere il suo cliente. Sapeva che lo sceriffo di Santa Barbara ha segretamente registrato Jay Leno?" E lui rimase sbalordito. Dissi: "Se lui non vuole collaborare, lo farò salire io sul banco dei testimoni e lo metterò in imbarazzo davanti al mondo intero". E aggiunsi: "Le piacerebbe se le mandassi una copia di quella registrazione" E lui rispose: "Sì", così gliela inviai. Loro non avevano alcuna voglia di collaborare, ma avevano un mandato di comparizione. Leno non voleva aiutarci, ma lo ha fatto perché ha detto la verità, ha detto le cose di cui abbiamo appena parlato e ha finito per esserci di grande aiuto. Per inciso, lui in quell'intervista aveva detto che non voleva aiutare la difesa, che credeva che Michael fosse colpevole. Ma aveva detto anche: "ci sono problemi con questo testimone". Perciò, ci andai pesante con il suo avvocato e lui venne e finì per aiutarci davvero molto. E se qualcuno dice che non ci fu d’aiuto, non so cosa si stia fumando.

(Altra clip, stavolta di Ron Zonen, uno dei 3 procuratori dell’accusa. Si tratta di un suo intervento in tv del 2013 nel quale afferma di sentirsi regolarmente con Gavin Arvizo e che Gavin non ha mai preso un soldo per qualsivoglia questione attinente a questo caso, anche se riceve di continuo offerte a sei zeri con cui avrebbe potuto coprire tutte le spese per il college, e invece non ha mai preso un soldo, non ha mai rilasciato interviste, non ne ha mai parlato. "Quel bambino aveva 12 anni quando è stato molestato. Tornando indietro, avrei sicuramente trattato il caso di Jackson in modo diverso" queste le testuali parole di Zonen, che ancora non riesce a fare i conti con l’innocenza di Michael Jackson dimostrata in tribunale).

Prima di tutto, io sono sempre stato molto più generoso nei miei commenti su Ron Zonen di quanto lui sia mai stato con me. Non ho mai affrontato un procuratore migliore, credo che Zonen fosse incredibilmente preparato, di grande esperienza, molto convincente. Ma aveva torto marcio, questo era il problema. E non credo che riuscirà mai a superare la sconfitta. È stato il caso più visto nella storia, c’erano più media di qualunque altro caso nella storia americana. E quando ho preso il caso, ricordo di aver incontrato il procuratore Sneddon, il procuratore Zonen e il procuratore Auchincloss e ricordo che la mia conclusione dentro di me fu: ‘Queste persone pensano che non c'è modo che perdano questo caso e pensano che stanno per diventare personalità di massimo spicco sulla scena mondiale e sentono di non dover fare nessuno sforzo’ e percepii una vera e propria supponenza da parte loro e pensai: ‘Questo è qualcosa che posso sfruttare, è qualcosa da cui posso trarre vantaggio’, perché quando i procuratori cominciano a pensare di non dover fare nessuno sforzo, che è impossibile che perdano il caso e iniziano a restare imbrigliati nel sistema dei media e nella presunzione, tu sai che commetteranno degli errori. Credo fossero scioccati man mano che il caso andava avanti e un sacco di loro testimoni venivano demoliti sul banco dei testimoni. Credo fossero scioccati che quello che i media avevano detto loro che sarebbe accaduto non era accaduto. Apprezzo che continuino a supportare questa presunta vittima, sapete, questo è il loro lavoro. Zonen si è convinto che Gavin Arvizo abbia detto la verità. Ma tutto quello che so è che ciò che ha detto su Michael Jackson è assolutamente sbagliato e credo che lo abbiamo dimostrato perché come ho detto molte volte le persone a me vicine mi consigliavano di non prendere il caso ‘stai per distruggere la tua vita e la tua carriera, non si può vincere, soprattutto in un tribunale di questo tipo, hai un gruppo di giurati molto conservatori, la percentuale di condanne in quel tribunale è straordinariamente elevata, non si può vincere e per il resto della tua vita ovunque tu vada nel mondo la gente che ti vedrà dirà: lui è quello che ha mandato Michael Jackson in prigione’. Ho preso il caso per molte ragioni, all’epoca non conoscevo Michael Jackson, ma ho detto: "Io sono un difensore penalista, questo è quello che faccio" e ho fatto quello che pensavo fosse giusto. Michael Jackson è stato incriminato per 10 capi d’accusa, ma alla fine del processo il giudice, in risposta a una mozione di Zonen, ha detto: ‘Permetterò alla giuria di considerare la possibilità di 4 reati minori inclusi negli ultimi 4 capi d’accusa". Perciò, in sostanza la giuria ha dovuto prendere una decisione su 14 imputazioni e ha decretato NON COLPEVOLE su tutto, quindi per loro è stata una sconfitta davvero umiliante, una sconfitta devastante per l'ufficio del procuratore di Santa Barbara e anche 10 anni dopo non credo che Zonen potrà mai superarlo. Lui ha il diritto di credere a ciò che vuole credere. Io penso che questi procuratori fossero pieni di se stessi e Zonen è stato il migliore dei tre, ma ricordate che loro hanno organizzato un party per celebrare la vittoria il fine settimana prima del verdetto nel miglior ristorante di quella comunità. Erano tutti lì a festeggiare il week-end prima che i giurati tornassero con un verdetto, loro tornarono con un verdetto quel lunedì successivo. Allora, perché fai un party per la vittoria se non pensi che stai per vincere? I giurati hanno speso più di una settimana in camera di consiglio, hanno voluto rileggere le testimonianze, hanno voluto rivedere le prove, hanno preso il loro lavoro molto seriamente, sono stati molto intelligenti e hanno fatto la cosa giusta. Zonen è ancora imbarazzato e non riuscirà mai a superarlo.

Presi il caso di Michael Jackson a inizio aprile del 2004, e, sapete, fu come imbattersi contro un ostacolo enorme. E mia sorella, la mia unica sorella, mi sosteneva moltissimo e sosteneva moltissimo Michael. E circa a ottobre del 2004 appresi che era malata terminale di cancro al polmone e al cervello. Fu veramente devastante per me. E dovevo destreggiarmi su tutto, occupandomi allo stesso tempo della sua situazione, ma devo dirvi che lei era una grande sostenitrice di Michael, voleva che lui fosse assolto. Fu difficilissimo per me, devo ammetterlo. Riportavo al giudice le sue condizioni cliniche e, sapete, non ebbi scelta, dovetti cominciare quando  avvenne e nel bel mezzo della selezione della giuria lei stava male, scesi a Los Angeles e lei venne a mancare e da quel che ricordo ebbi circa 10 giorni per gestire il suo funerale e tornare proprio nel bel mezzo della selezione della giuria e saltarci dentro come in un uragano, ma fortunatamente abbiamo prevalso e io so che lei era con noi, lei aveva supportato Michael per tutto il tempo.

Beh, Larry King (un noto conduttore televisivo statunitense, ndt) sarebbe stato uno straordinario testimone per la difesa contro l'accusa perché inviammo anche a lui un mandato di comparizione, così come a un'altra persona di nome Michael Viner, un noto editore di Los Angeles che era lì con Larry King in un negozio di specialità gastronomiche a Beverly Hills e, secondo King, Larry Feldman - l'avvocato degli Arvizo – aveva parlato in una certa maniera della madre, Janet Arvizo, fondamentalmente come una pazzoide solo in cerca di denaro. L'accusa contestò la convocazione di King o di Viner come testimoni. Noi avevamo inviato il mandato di comparizione a entrambi e loro testimoniarono davanti al giudice, non davanti alla giuria, in un'udienza per stabilire se il giudice avrebbe permesso loro di comparire innanzi ai giurati e il giudice disse di no e io credo che la sua decisione fu questa perché loro avrebbero distrutto l'accusa. Non c'era ragione per King di mentire su questo, i media volevano la condanna di Michael Jackson, i media erano ansiosi di una storia immensamente succulenta per loro. Se Michael Jackson fosse stato condannato, si aprivano anni e anni di documentari, film, racconti sull’ascesa e la caduta di Michael Jackson, di qualcuno che era riuscito ad andare così in alto nella vita e poi era caduto così rovinosamente e tutto quello che a loro serviva per fare questo era un verdetto di colpevolezza. Noi facemmo quello che dovevamo fare e credo che altri giudici avrebbero permesso quella testimonianza. Penso che quel giudice ci abbia dato anche molte decisioni eque, in fin dei conti mi piacque sotto diversi aspetti,  ma credo abbia avuto paura che quel genere di testimonianza avrebbe completamente distrutto l'accusa. Grazie a Dio, sono stati distrutti comunque come dovevano esserlo. Quindi sì, penso che la testimonianza sarebbe dovuta entrare nel processo, non penso che King volesse testimoniare, ma noi gli avevamo inviato un mandato di comparizione. Per noi si trattava di  una strada in salita perché un sacco di gente nei media non aveva alcuna voglia di aiutarci. Jay Leno fece di tutto per evitare di testimoniare. A mio parere il suo avvocato tentò persino di minacciarmi: ‘Sai che non ti piacerà quello che dirà’ e bla bla bla e io gli dissi "sarò io a non piacergli quando lo coglierò in contraddizione e lo farò sembrare un idiota innanzi all'intero universo ".
Larry King e Jay Leno vennero fuori entrambi e dissero la verità, beh, furono costretti a venir fuori sotto l’autorità del mandato di comparizione e penso che King avrebbe dovuto avere il permesso di testimoniare.

L’accusa e i media si stavano rafforzando l'un l'altro ma si sono anche accecati l'un l'altro. Per esempio, addentrandoci nel processo tutti dicevano che il documentario di Bashir ci avrebbe distrutto, ma io non lo pensavo perché in quel documentario si vede come Michael Jackson sia stato manipolato, in particolare se si guardano le scene tagliate, si vede che tipo di persona lui fosse, lo si vede esprimere la sua dedizione per i bambini del mondo, si vede che buon essere umano fosse. Fa anche alcune affermazioni sull’accordo extragiudiziario del 1993, dice che non voleva mettere la sua famiglia in una situazione tipo quella di OJ, ma i media e l'accusa si convinsero l’un l'altro che questo documentario stava per distruggerci, mentre io non l’ho mai pensato. Loro si preoccupavano dei guadagni e degli ascolti, erano quelle le uniche cose che a loro interessavano.

Io ho semplicemente fatto del mio meglio. Ero rimasto basito dal modo in cui Michael era stato trattato da molti punti di vista, incluso dal suo precedente avvocato che io ritenevo stesse facendo un lavoro pessimo e Michael mi disse che pensava si fosse lasciato prendere la mano con i media. Le celebrità devono stare molto attente con gli avvocati che scelgono perché in ballo non c’è l'avvocato, ma il cliente. Io ho sempre detto la verità, quando presi il caso dissi: 'Michael, non voglio farne una questione razziale'. Siamo a Santa Maria, California, una comunità conservatrice abitata prevalentemente da bianchi, è improbabile che avremo un afro-americano nella giuria. E gli dissi: 'Capisco che tuo padre lo stia chiamando un linciaggio illegale e Jermaine lo stia chiamando un linciaggio illegale e capisco che i leader neri per i diritti civili siano molto coinvolti, ma io non voglio niente di tutto ciò perché questo non ti aiuterà innanzi alla comunità e non ti aiuterà innanzi a questo gruppo di giurati. Tu porti tutte le razze a unirsi insieme nella tua vita: guarda alla tua musica, ai tuoi testi, alle cose che dici, guarda alla tua famiglia, tu porti tutti a unirsi insieme, noi non possiamo fare nulla che possa essere potenzialmente divisivo per questa che sarà probabilmente una giuria prevalentemente di bianchi'. Guardai a ciò che i precedenti avvocati avevano fatto, alla conferenza stampa che secondo me era stata molto controproducente, con l'avvocato che aveva detto ‘se date la caccia a Michael Jackson noi la daremo a voi’ e cose di questo genere assolutamente ridicole. E avevo visto servizi televisivi sul team di Michael Jackson che aveva tenuto una grande cena al Beverly Hills Hotel, avevo visto di continuo roba del genere e per me era tutto progettato per promuovere un avvocato e non per proteggere Michael Jackson, perciò provai a cambiare tutto. Sapete, avrei potuto essere licenziato anch’io perché presi posizioni molto forti sulle mie convinzioni per poter vincere questo caso.

Quel giorno in cui Michael arrivò tardi in tribunale, quei momenti furono molto snervanti per me perché il giudice stava minacciando di ritirare la cauzione di 3 milioni di dollari e metterlo in galera per il resto del processo, il che sarebbe stato un disastro per Michael e sarebbe stato difficilissimo per noi averlo in prigione, la giuria ne sarebbe venuta a conoscenza in fretta, avrebbero dovuto sapere che la sua cauzione era stata revocata e forse avrebbero interpretato questo come qualcuno che non è rispettoso della corte, perciò ero veramente molto nervoso.

Sì, in questo momento sto lavorando a un libro. Sarà pubblicato probabilmente non quest'anno, credo entro i prossimi due anni. Lo spero davvero. Dopo il processo fui avvicinato da un editore di cui in realtà non avevo una grande opinione e mi fu chiesto di fare un libro su di me, non un libro sul processo e a questo non diedi risposta. Poi riuscii a procurarmi un agente di New York, uno degli agenti più quotati nel settore dell’editoria, che era molto entusiasta per un libro sul processo. Lei diceva che tutti a New York si stavano chiedendo come avevamo vinto questo caso e andò da circa 9 editori tra i più grandi, ma loro non volevano un libro positivo su Michael Jackson mi è stato detto. Perciò, dopo questo non andai più dietro all’idea di un libro. Ma in questo momento sono in procinto di scrivere un libro e credo che entro i prossimi due anni sarà pubblicato, spero.

Al momento dell'arresto di Michael non ero io il suo avvocato, non sono stato testimone di quello che è successo. Ma sì, lui mi disse che era stato maltrattato. Ricordiamo anche che Michael era molto sensibile, molto gentile, molto intuitivo, un artista molto delicato. Non gli piaceva affatto quel tipo di situazione, lui non era fatto per questo e non dubito che secondo lui fosse stato maltrattato. Non dubito che avesse riportato dei lividi. Non dubito che l'intero processo fosse stato terrificante e umiliante per lui. A quel punto io non ero ancora il suo avvocato, posso solo dirvi che lui mi raccontò che era stato pesantemente maltrattato e umiliato ed era semplicemente inorridito di essere in quella situazione.

Sì, mi è capitato di incontrare persone in disaccordo con me. Ricordo che una volta, dopo il verdetto di Michael Jackson, avevo tenuto una conferenza a Los Angeles, andai a prendere la mia macchina e stavo guidando fuori dal parcheggio quando un ragazzo gridò: ‘Quale molestatore farai scagionare questa settimana?’ Sapete, alcune cose del genere succedono, ma ho ricevuto molti più riscontri positivi, persone di tutti i ceti sociali, tutte le età, tutte le razze, bambini, nonni mi si sono avvicinate per ringraziarmi di aver aiutato Michael. Perciò, per ogni commento negativo c’erano probabilmente 300 commenti positivi. Bambini piccoli si sono avvicinati a me per dirmi: ‘Grazie di aver salvato Michael’. Voglio dire, nonni, bianchi, neri, asiatici, ispanici, arabi, tutti i tipi di persone erano così felici che Michael Jackson sia stato vendicato. Quindi, c'erano commenti negativi? Sì. Me ne importa? No. Davvero non me ne importa niente.

Noi eravamo nel giusto e la giustizia ha prevalso. È solo che fa così male che lui abbia dovuto sopportare un simile dolore fisico, emotivo e psicologico. Ma la giustizia ha prevalso, lui è stato completamente vendicato: 14 non colpevole. 10 reati maggiori, quattro reati minori inclusi. È stata una sconfitta umiliante per l'accusa, che non avrebbe mai dovuto montare nessun caso.

 

Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=odAr3B_0iz0&feature=youtu.be

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