KERRY ANDERSON: "MICHAEL ERA UN UOMO DISTRUTTO. SENTIVA DI ESSERE STATO ABBANDONATO DAI SUOI AMICI"

Kerry Anderson, Responsabile della Sicurezza di Michael Jackson nel periodo più difficile della sua vita, ha rilasciato una lunga intervista a The MJ Cast - podcast realizzato da alcuni supporter australiani - il 9 aprile 2015, raccontando per la prima volta molti dettagli sulla terribile esperienza vissuta da Michael.

Qella che segue è una sintesi dei 90 minuti di conversazione con Kerry che è possibile ascoltare qui:

https://www.youtube.com/watch?v=7HeFNxRpbOo

"Ogni volta che posso fare una qualsiasi cosa per diffondere notizie positive sull'eredità di Michael lo farò perché ci sono ancora così tante persone che tentano di diffamarlo. Farò tutto il possibile per dire la verità sul signor Jackson e assicurarmi che la sua eredità vada avanti come dovrebbe. Mi è stato chiesto da diversi anni di scrivere un libro e non ho mai pensato che fosse il momento giusto, ma ora sento che lo è, soprattutto considerato che le persone ancora cercano di diffamarlo e rovinare la sua reputazione. Ho intenzione di fare tutto il possibile in questo libro semplicemente per condividere alcune esperienze e il lato privato di Michael che gli altri non conoscono. Una cosa che detesto è che lui sia rappresentato in modo così falso. Voglio raccontare la verità su Michael Jackson l'Uomo, il Padre, il Filantropo, il bravo ragazzo, il ragazzo timido, il ragazzo che aveva un po’ paura di chiedere a una donna un appuntamento. E voglio anche condividere con voi il modo in cui lui è stato cresciuto, con i suoi scrupoli e valori morali. Lui NON ci permetteva di avere armi a Neverland. Non voleva avere armi intorno a sé. Per quanto riguarda l’essere rispettoso della legge, l’essere una brava persona con scrupoli e valori morali e avere un cuore STRAORDINARIO non si può incontrare persona migliore di lui. E questa è una delle cose che voglio condividere con il mondo. Non sto cercando di farci dei soldi come dicono alcuni, è un dato di fatto che, in questo momento, questa cosa me ne stia costando di soldi, ma sto solo cercando di ottenere che la verità venga fuori. Una delle cose che i veri amici fanno: non importa quanto ti costi, lotta per lui, non rimanere in silenzio. Ed è quello che farò. Fin quando potrò, è quello che farò…
Come sapete, Michael cambiò avvocato. Tom Mesereau aveva una filosofia completamente diversa su come affrontare il toro per le corna. Innanzi tutto, quando Michael salì sopra il tettuccio dell’auto, ricordate quell’episodio? Era la Nation Of Islam responsabile della sicurezza di Michael. Quando Tom Mesereau assunse le redini e divenne lui responsabile della difesa di Michael, voleva un approccio completamente diverso... la sua filosofia era: dobbiamo avere la nostra rappresentazione completamente diversa di Michael Jackson dentro e fuori il tribunale. Quella è una zona conservatrice popolata prevalentemente da bianchi, parliamo di Santa Maria. Il gruppo dei giurati sarebbe venuto da un’area conservatrice con prevalenza di bianchi, il che significa che non possiamo presentarci lì con la Nation Of Islam. C’erano diverse agenzie di forze dell'ordine coinvolte nella sicurezza di quella faccenda. Beh, la Nation Of Islam non voleva avere niente a che fare con loro. Non volevano alcun tipo di collaborazione con le forze dell'ordine su come trattare con il loro cliente, che in quel caso era il signor Jackson. Quando a Michael fu comunicata questa nuovo filosofia, Randy divenne una sorta di,  penso fu messo a capo di tutto ciò che riguardava Michael.

Passò da Jermaine a Randy.

Perciò, io e Randy ci conoscevamo, lui sapeva che io ero un agente delle forze dell’ordine professionista. Tom Mesereau voleva qualcuno che si presentasse alle forze dell'ordine prima di andare in tribunale, prima che cominciasse il processo, e tenesse i contatti con tutte le agenzie di forze dell'ordine per cambiare quello che era stato fatto durante la citazione in giudizio, perché come ho detto, io non ho nulla contro la Nation Of Islam, ma loro non avevano voluto collaborare con le forze dell’ordine locali. Perciò, dovetti andare prima dell’inizio del processo a presentarmi come un agente delle forze dell'ordine professionista e a dire loro - cioè a tutte le forze dell'ordine con cui avremmo dovuto trattare per 3 o 4 mesi - "Rappresento il signor Jackson, noi vogliamo lavorare insieme a voi ragazzi. Ho delle richieste, ma sono anch’io un professionista come voi, perciò capisco le vostre esigenze, quindi farò da collegamento tra ambo le parti". Andai lì, li incontrai facendo le richieste di Tom Mesereau, ci sedemmo e lavorammo su tutto quello che avremmo dovuto predisporre logisticamente per ottenere che Michael da Neverland attraversasse tutta la comunità, tutte le strade della città per arrivare in tribunale perché questo logisticamente,  con tutti i fan e le persone alla nostra caccia ogni mattina sulle strade, e gli elicotteri… questo era  un casino dal punto di vista logistico. Non volevo violare la privacy di Michael Jackson o niente del genere, ma volevo utilizzare le risorse delle forze dell’ordine per aiutarci ad entrare e uscire dal tribunale. Era un incubo dal punto di vista della sicurezza. Non c’erano solo fan, là fuori c’erano anche persone che odiavano Michael. Volevano fargli del male. Perciò, era piuttosto difficile distinguere i malintenzionati quando sei su una strada pubblica con molteplici corsie. Quindi, fu Randy a contattarmi per sapere se ero disponibile, mi telefonò e il resto è storia. Fu singolare perché penso fosse gennaio quando mi chiamarono. Randy mi telefonò e mi disse: “Partiamo fra un paio di giorni” e poi non li avevo più sentiti per un mese.
Allora pensavo: "Ok, forse questa cosa non si materializzerà", ma alla fine accadde, mi chiamarono e mi dissero: "Ok, partiamo stasera". E io ero tipo: "Davvero ??" Loro dissero: "Tieniti pronto a partire e a stare fuori per 3 mesi" E io risposi: "Va bene". Beh, sai, 3 mesi non erano un problema perché io sapevo che sarei stato, pensavo che Michael fosse da qualche parte a Bel Air, in California, che è solo 20 minuti da casa mia, perciò, mettimi in un albergo o qualcosa del genere,  posso fare la spola da casa mia a casa sua per tutto il periodo. Ma no, noi andammo in Florida per tre mesi, che poi divennero sei mesi, o giù di lì. Fu lunga.

Quindi, è così che cominciai, ricevendo la telefonata di Randy, e alla fine mi fu chiesto di incontrare Michael a casa sua. E Randy avrebbe dovuto incontrarmi lì, ma lui non c’era, Randy era tipo 3 ore in ritardo. Perciò, accostai l’auto a questa bellissima casa, dissi loro chi ero, c’era una sorta di personale di sicurezza lì. Mi stavano aspettando, ma io mi aspettavo che ci fosse Randy lì.

Sapete, nessuno vuole entrare a conoscere Michael Jackson da solo la prima volta! Perciò, chiamai Randy e lui mi disse: "Oh, sì, sarò lì tra pochi minuti". Ma non comparve prima di 3 ore dopo! Perciò, entrai comunque, loro aprirono la porta e la prima persona che incontrai fu uno dei cuochi,  Rudy. E Rudy disse: "Entra e siediti lì. Il signor Jackson ti raggiungerà presto".

E poi ecco che arrivano Prince, Paris, Blanket e Michael Jackson! Furono così ospitali, così cordiali. Sapevano il mio nome, quindi era ovvio che Randy avesse parlato molto bene di me prima del mio arrivo.
Fu un po’ come… beh, potete immaginarlo, le mie sensazioni erano uguali alle vostre. Sei lì ad incontrare Michael Jackson! Ma dovevo rimanere professionale e tutto perché ero lì per un lavoro, però lui resta Michael Jackson!
Per tutta la vita ero stato suo fan, quindi, vedere Michael Jackson sbucare da dietro l'angolo… fu come: "Wow, questo è surreale!" Ma mi fecero sentire così ben accolto, i bambini erano così educati. Prince mi si avvicinò e Michael disse: "Dite ciao a Kerry" e loro mi strinsero la mano, Paris mi strinse le mani come fanno tutti questi bimbi, sono così carini. I bambini erano ansiosi di andare a giocare, io e Michael ci sedemmo e parlammo per due ore prima che Randy si presentasse, e avemmo modo di conoscerci e di parlare di tante cose. Mi fece sentire davvero a mio agio, era solo un po’ surreale e ancora non riuscivo a crederci. Un paio di volte dovetti darmi un pizzicotto per assicurarmi che non stavo sognando. Fu fantastico, mi fece sentire il benvenuto. Era un po’ timido, come lo ero io. Era molto curioso su quello che avevo fatto in passato in termini di sparatorie e, sapete, quel genere di cose della polizia. Era molto curioso su quello. Un paio di volte pensai: “Oh mio Dio, spero di non aver dato la risposta sbagliata”. Ma le cose stanno così. Ho fatto un certo tipo di cose, sono stato esposto a un certo tipo di cose, a situazioni di pericolo mortale e questo è quello che hai. Sono il ragazzo più buono del mondo, ma posso essere una bestia. Penso che a lui piacque questo, penso che gli piacque il mio modo di fare genuino, il mio comportamento pragmatico, e sapeva che potevo passare da un certo modo di essere all’altro. Sapete, non sono quel tipo di sicurezza dalla stazza enorme, a volte quei ragazzi sono molto massicci, ma io non sono così... (Dopo aver spiegato che, come professionista della sicurezza con le sue competenze specifiche, si deve proteggere il proprio cliente a tutti i costi, ovviamente da danni fisici, ma non si vuole nemmeno che lui si trovi in imbarazzo, e bisogna anche saper prevenire certe cose per evitare cause legali basate sul nulla) Michael era più grande di me, ma era come un bambino. Perciò, quelle piccole cose che faceva, quelle lotte scherzose, semplicemente cose da niente che alla fine potevano costargli un bel po’ di soldi, quello che tu vuoi è evitare il contenzioso. Un paio di volte Michael voleva andare in certi centri commerciali e ci voleva andare subito. Beh, devi aspettare, devi darmi il tempo di preparare questa cosa, di avvisare le persone lì perché chiamino i rinforzi perché tu non sei un acquirente come tutti gli altri, potete immaginare cosa accadeva quando Michael Jackson entrava in un centro commerciale e con i social media era anche peggio, perché la gente, sapete come funziona: "ehi, quaggiù c’è Michael Jackson!" e gli fanno una foto, e la gente ora ci crede perché basta un semplice tweet e arrivano tutti.
Quindi, non solo hai problemi nel centro commerciale, hai problemi pure con il vicinato che accorre perché loro stanno venendo a vedere Michael Jackson nel centro commerciale.
Rimarreste sorpresi di come noi potevamo stare in una sezione del centro commerciale e poi magari succedeva qualcosa nell'altra sezione e davano la colpa a “Michael Jackson è stato qui”, così da aprire un contenzioso.
Quindi, noi dobbiamo prevenire ogni genere di cose e questo è il motivo per cui, sapete, a volte bisogna… la guardia del corpo in genere ha questa connotazione negativa, alcuni la chiamano "la grande guardia del corpo stupida".
Beh, gli specialisti come me non sono stupidi. Sono tra quelli più altamente qualificati e di solito provengono da anni di servizio in polizia. Alcuni altri hanno così tanta esperienza di tribunali e processi che potrebbero lavorare come avvocati. Personalmente, ho testimoniato in tribunale così tante volte e ho osservato così tante volte come funzionano le giurie, ho visto quello che può far condannare o assolvere un imputato, quindi mi capitava di dire a Tom: "Sai una cosa? Hai dimenticato di fare queste domande, spara questa domanda lì" Ovviamente lui faceva il suo lavoro, erano giusto piccoli consigli che davo a Tom Mesereau.
Fu grandioso, ma avevamo anche molte responsabilità. Come ho detto, non si tratta solo di protezione fisica, bisogna sapere quando usare o non usare la forza, bisogna sapere quanta forza usare perché si può davvero entrare in un sacco di guai. Naturalmente, il mio lavoro è dare protezione fisica al mio cliente, ma devo usare un certo tipo di forza che sia ragionevole e necessaria.
Non posso, semplicemente perché qualcuno scatta una fotografia e Michael quella foto non la vuole, non posso andare su, prendere la macchina fotografica e picchiare il tizio. Ci sono altri modi per ottenerla, sapete, di solito basta allungare cento dollari, oppure dire: "Il signor Jackson non gradirebbe quella fotografia, ma sai una cosa? Saresti più che felice di darmi quella pellicola perché noi ti daremmo diverse foto e autografi”.
Ovunque ti sposti, e questa è un'altra cosa che fa parte del mio lavoro, devi fare un sondaggio del percorso, ovvero quale sarà il tragitto che farai veramente da dove vai a prelevare il tuo cliente, di solito la sua residenza o un albergo, a dove lui desidera andare. E anche se si tratta solo di pochi chilometri, devi controllare certe cose. Devi avere percorsi alternativi a causa del traffico. Sulla base di quante persone hai a disposizione, devi sapere come guidare.

Devi identificare le zone dove potrebbero esserci persone che lo hanno minacciato di morte e i potenziali luoghi in cui potrebbero nascondersi. Questo è il sondaggio del percorso.
Dovete anche tenere a mente, e io l’ho ho sempre tenuto, che Michael davvero non andava in molti posti senza Paris, Prince e Blanket, quindi sotto la mia responsabilità c’erano dei bambini.  Perciò, devi avere un piano di emergenza medica: cosa succede se uno dei bambini si ammala, dove andiamo, quanti ospedali ci sono lungo il tuo tragitto e qual è l’ospedale più vicino. Potresti non voler andare a quello più vicino se non ha un dipartimento di emergenza-urgenza, se non è l’ospedale migliore potresti voler percorrere qualche chilometro in più. Perciò, queste sono tutte le cose che devi verificare quando fai il tuo sondaggio del percorso.
Quando sta andando al centro commerciale, devi fare un sondaggio del posto. Devi sapere dove sono i bagni, devi sapere dove sono i negozi che frequenta.
Michael non andava mai in un centro commerciale che non avesse un punto vendita "Sharper Image". Ci andava sempre e tu devi sapere dove sono i negozi che a lui piacciono.

E a Michael non piaceva avere un sacco di guardie del corpo a circondarlo. Lui era molto aperto verso tutti, voleva stare con la gente e questo richiedeva molta esperienza: perciò, sì, ti darò il tuo spazio, ma tu resti Michael Jackson e non solo sei Michael Jackson, hai anche dei bambini con te. Molte volte Michael non voleva essere videoregistrato mentre faceva shopping in un negozio a causa delle esperienze passate, la gente avrebbe preso il video e se lo sarebbe venduto...

(Rispondendo su quali erano i negozi preferiti di Michael) "Sharper Image", "Brookstone" questi erano tutti negozi di gadgettistica, elettronica, begli impianti stereo. C'era un sistema stereo Bang & Olufsen che… andava sempre in quei posti dove c’erano impianti stereo di quella qualità. E frequentavamo "Toys R Us" per i bambini. E "Best Buy". Negozi che vendono elettronica, televisori, impianti stereo, impianti home stereo, telecamere. Quel genere di cose, lui adorava quel genere di cose, e poi i bambini, come ho detto, i giocattoli: sai, per i giocattoli si perdeva nello shopping. Ogni sera, io e Michael sgattaiolavamo fuori per i gioielli. Quella era una cosa più tranquilla perché di regola i bambini non venivano con noi. Gli piacevano i bei gioielli, gli orologi di prestigio, e poi, di tanto in tanto, mandava solo me fuori, perché era un tale incubo spostarsi per lui, e questa è la parte triste di cui parlerò nel mio libro, il fatto di essere una persona assolutamente priva di privacy.

Parliamo di qualcuno paragonabile alla Regina d’Inghilterra o al Presidente degli Stati Uniti. Sapete una cosa? Michael Jackson...  quando andammo tra le montagne sperdute del Medio Oriente, e sto parlando di MONTAGNE! E quelle gente lo riconobbe! Non importa dove lo portassi, non importa dove fossimo sul pianeta terra, se lui andava fuori, ci sarebbe stato un problema di gestione della folla nel giro di secondi. E la cosa interessante è che lui non voleva un sacco di gente intorno a lui.

La sua paranoia era così forte, e giustamente, a causa di certe cose che gli erano successe in passato: NON SI FIDAVA DI NESSUNO

(Rispondendo su come Michael sosteneva emotivamente il processo) Non lo stava sostenendo bene per niente. Lo prosciugava emotivamente. Era un uomo distrutto. E se riuscite a immaginare una persona benestante che viene distrutta da una BUGIA, e loro hanno scelto una BUGIA così orribile: che avesse abusato sessualmente di un bambino! Sapete, in prigione ci sono assassini che possono sopravvivere, ma quelli che abusano dei bambini non piacciono a nessuno. Perciò hanno scelto il crimine peggiore per incastrarlo. E lui non ci faceva i conti affatto bene dal punto di vista emotivo. Io vedevo un uomo distrutto, ero stato con lui circa 7 mesi prima che cominciasse il processo ed eravamo stati bene in Florida. Poi eravamo tornati ed eravamo stati in un paio di altri posti, ma lui era, anche quando si stava preparando per il processo, era ottimista, era fiducioso. Fu il processo a distruggerlo, stretto anche dalle altre responsabilità che aveva. Sapete, molte persone non ci pensano, ma lui era una persona così umana, amorevole e premurosa e aveva a cuore il suo staff. Sapeva di essere responsabile per 200/300 dipendenti e sapeva quello che stava succedendo alle sue finanze per colpa di quella follia che stava accadendo. Sto parlando di cifre importanti. Perciò, anche quella era una delle sue preoccupazioni. Ed era una preoccupazione sapere che lo stavano diffamando e che la gente ci avrebbe creduto perché era tutto diffuso dai media e il loro potere è incredibile. Possono prendere una persona come Michael Jackson, che è una persona con principi e valori morali, e disumanizzarla, trasformandolo in una specie di diabolico molestatore di bambini. Tutto lo stava toccando tremendamente e penso che un altro colpo al suo stato mentale nell’avere a che fare con questa cosa fu il ripudio e il distanziarsi dei suoi amici. Ci sono alcune persone che presero le distanze da lui perché il loro agente aveva detto loro: “Restane fuori”. E quello è il momento in cui dimostri se sei un amico vero oppure no: "Sai una cosa? Ok signor agente, tu sei un agente, ma LAVORI PER ME. E lui è mio amico, lo conosco e so che non ha fatto nulla. Gli darò il mio supporto”. Molti non fecero nulla del genere, e capisco bene come sia accaduto: il denaro è così diabolico.

Quando un agente dice: "Ti sto dicendo di non farlo: non uscire con lui, non chiamarlo, semplicemente prendi le distanze" e tu lo fai perché non vuoi danneggiare le tue tasche quando sei già ricco! Mentre il tuo amico è semplicemente prosciugato emotivamente e sta andando in pezzi. Sapete, lui si sentiva abbandonato dai suoi amici e dai suoi colleghi. Questo ha avuto un impatto molto negativo su di lui...

(Parlando della minaccia di morte a Michael alla fine del processo) Beh, non ero preoccupato. Una cosa che fa parte di questo lavoro è sapere che quel genere di pericolo esiste. Chiunque può assassinare chiunque ed è lì che entra in gioco la tua esperienza. Devi fare certe cose, e non starò qui a dire certe cose che abbiamo fatto, ma abbiamo fatto cose per contrattaccare una qualsiasi minaccia di quel tipo fosse arrivata. E alla fine la mia massima protezione era Dio e Michael era della stessa filosofia. Ma abbiamo sicuramente avuto un paio di minacce plausibili durante il processo e certamente l'ultimo giorno...

(Commentando la pressione su Michael come persona) La pressione era semplicemente immensa. Insopportabile. Spesso dicevo a Michael che la sua resistenza, semplicemente il suo riuscire a svegliarsi e prepararsi per andare in tribunale era una dimostrazione della forza e della resistenza che aveva perché io ho visto quello che gli hanno fatto al processo e ho visto alcune altre cose che hanno fatto a quest’uomo. È difficile anche solo immaginarla quella pressione. L’ho visto crollare parecchie volte lungo il tragitto per il tribunale, con lacrime e un pianto di paura. Potevi vederlo che era un uomo distrutto, a dispetto della sua ricchezza, della sua fama. Era solamente un uomo distrutto e provava a non avere quei crolli davanti ai bambini. Michael e io avevamo dei momenti privati, certe volte mi chiamava: “Kerry, sei sveglio?” “No, non lo ero, ma che succede?” “Beh, ho bisogno di vederti”. Allora ci facevamo un giro per Neverland e io cercavo semplicemente di incoraggiarlo, di sollevargli il morale, e gli dicevo: “Sai, amico, tu sei un esempio di forza, io non so se riuscirei a passare attraverso una cosa del genere, ma ti dico che andrà tutto bene”. Gli ripetevo la parola di Dio perché quella era una cosa che andava ben oltre qualunque cosa io potessi fare concretamente. Quando ho parlato delle minacce, delle pressioni, delle minacce fisiche alla sua vita, ci sono soltanto certe cose che tu puoi fare, ma poi devi passare a un altro livello, che è Dio. Questo è il mio livello successivo, la gente usa altre cose per fare i conti con altri problemi che non riesce ad affrontare da sola, io uso Dio. Sapete, i principi della Bibbia e la parola di Dio. Quando tu fai tutto il possibile sul piano naturale delle cose, poi io vado su quello spirituale, e Michael era come me, e semplicemente gli ripetevo che lui era molto più che un conquistatore. Gli dicevo che Dio ci avrebbe dato la vittoria e che nessuna arma formata contro di noi sarebbe prosperata. Queste sono cose che si trovano nelle Scritture che gli ripetevo. Gli dicevo che lui era un campione e i campioni non si focalizzano su dove sono, ma si focalizzano sempre su dove stanno andando. Arrivammo a fare delle conversazioni molto serie, ma questo lo aiutava davvero, era come una terapia perché c’era così tanta pressione su di lui che stava crollando emotivamente, fisicamente e mentalmente. Era durissima per lui. E si ammalò sul serio diverse volte, e sapete cos’è incredibile riguardo a questo? Beh, tu stai male legittimamente, lui vomitava e noi dovevamo essere in tribunale nel giro di 10 minuti. E grazie al mio sondaggio del percorso, andavamo all’ospedale e si arrivava lì con il giudice che diceva: “No, è meglio che lo portiate dritto in tribunale”. Cosa?? Mi stai prendendo in giro, il ragazzo sta male. “Beh, se è malato, abbiamo un’infermeria qui”. Oh mio Dio! Ora dovevo andare da lui e dirgli: “Non puoi stare male, non puoi vomitare”. Oh amico, non puoi avere idea… E lui era anche un genitore single. Sì, aveva del personale per i bambini, ma poi questo personale andava a casa, e Michael era un padre, quando per lo staff è ora di tornare a casa, lui è un papà…

(Rispondendo a come fu davvero il 13 giugno 2005) Io non ero affatto in vena di celebrazioni, Michael stava male. Era così terrorizzato benché io provassi ad incoraggiarlo. Provai a tenerlo lontano da alcuni parenti perché loro erano spaventatissimi e non volevo che lui li vedesse in quello stato. Fu molto emozionante quando gli dissi che era arrivato il momento, che erano arrivati i verdetti… Andrò nei dettagli di quel giorno nel mio libro perché fino all’ultimo minuto quelle persone stavano cercando di fregarlo.

Non fu affatto una bella giornata. Quando salii da lui e gli dissi che erano arrivati i verdetti e dovevamo andare in tribunale, volli che indossasse un giubbotto antiproiettile a causa del livello di minaccia di morte che avevamo. Non fu affatto una bella giornata nemmeno quando arrivarono i verdetti. Ero grato a Dio che le cose che avevo detto a Michael si stavano manifestando, intendo il suo essere libero, ma Michael era in uno stato di shock. Ancora non credo che lui si fosse davvero reso conto di quello che stava succedendo perché era così sottosopra emotivamente, mentalmente e fisicamente. Non fu assolutamente una bella giornata, neanche lungo il tragitto per tornare a casa c’era aria di celebrazione, l’atmosfera era funerea persino quando vincemmo. Potevi vedere alcuni dei ragazzi della sicurezza abbracciarsi perché eravamo così felici che quella parte era finita e lui non era stato assassinato come quel tizio aveva detto che avrebbe fatto all’uscita del tribunale.Se guardate attentamente i video di quel momento, vedrete la mia posizione, vedrete che io strinsi lo spazio attorno a Michael. La mia filosofia è questa: se uccidi lui, devi uccidere me per primo. Il nostro team era molto più vicino a lui del solito. Fu un giorno veramente difficile. Fu celebrativo per i fan ed emozionante per loro, ma per noi fu terribile, davvero, anche quando lui fu vendicato…

(Ricordando che Michael lasciò il paese subito dopo il verdetto) Michael aveva chiuso con gli Stati Uniti. Non credeva nel sistema giudiziario, era convinto che potessero fargli di nuovo tutto questo. Era molto spaventato di quello che poteva succedere di nuovo. Alcuni suoi amici dell’altra parte del mondo aprirono le braccia e gli dissero: “Qui questo non succederà”. E decise di incontrarsi con il suo amico sceicco del Bahrein ed è lì che decidemmo di andare. Fu grandioso quando arrivammo lì, era un posto di pace e Michael stava veramente meglio una volta che arrivammo lì. Per prima cosa, eravamo andati in Francia ed eravamo stati un paio di settimane a Parigi. E poi andammo in Bahrein, a Dubai, in Oman… Sì, dopo il processo stava lavorando a della musica. Il progetto principale al quale stavano lavorando era una cosa che coinvolgeva molti artisti per il disastro dell’uragano Katrina (la canzone in questione è “From the bottom of my heart”, ndt). Era meravigliosa, posso dirti questo… Io in realtà non volevo rimanere a Neverland, fu lui a insistere che rimanessi lì. Penso che Michael stesse lavorando a un paio di cose perché aveva un paio di case per gli ospiti attrezzate a studio di registrazione, perciò stava registrando qualcosa. Lui mi ha sempre fatto sentire il benvenuto, lì era così pieno di pace, di serenità. Ricordo ancora il mio primo giorno lì, mi svegliai per quello che pensai fosse il suono di un elefante. “Forse sto sognando” mi dissi, anche se sapevo quello che avevo sentito. E poi guardai fuori dal mio splendido piccolo cottage e c’era davvero un elefante in giro!! Oh mio Dio!... Era interessante semplicemente vedere come interagiva con i suoi figli. Era un papà così amorevole. Ogni volta che dovevamo partire per andare da qualche parte, facevano a gara per “chi si siede vicino a papà”. E ogni volta finiva che fosse sempre Paris. Era un padre così affettuoso, ma era anche un disciplinatore. Un paio di volte mi scappò da ridere a vederlo… molta gente non sa quanto fosse in forma Michael fisicamente. Un paio di volte mi capitò di entrare per andare da lui e lui stava facendo arti marziali. Era un gran fan di Bruce Lee e potevi semplicemente vederlo imitare le mosse di Bruce Lee. E un paio di volte lo vidi allenarsi con i suoi figli. Era un padre fantastico, le persone non si rendono conto di quanto si curasse dei suoi bambini. C’erano certi cibi che lui non permetteva loro di mangiare. Si assicurò che fossero scolasticamente preparati, loro erano intelligentissimi, ecco perché dico sempre che sentiremo parlare di Paris, Prince e Blanket. Non permetteva loro di guardare la tv. La tv era una specie di minaccia. Loro giravano film insieme e lui insegnò loro come farli, ma per quanto riguarda la tv, lui non permetteva loro di guardarla… Il Natale con Michael era molto speciale e lui mi comprò un regalo molto speciale. Aveva sempre lo spirito del Natale, era così generoso. Mi ricordo di un’altra volta, in occasione di un altro Natale quando eravamo nel Medio Oriente, facemmo arrivare un camion e andammo a un orfanatrofio e lui continuava a chiedere: “Dove sono i giocattoli?” Sì, c’erano un paio di tricicli, ma erano tutti malconci. Allora Michael: “Torniamo, torniamo stasera”. Quindi, andammo in un negozio e praticamente lo svaligiò. Tornò in quell’orfanatrofio con una quantità di giocattoli che non crederesti possibile. Com’è possibile che quest’uomo sia dovuto scappare dal suo paese, e che lo abbiano così frainteso e falsamente rappresentato? E lui era un uomo così amorevole! Non dimenticherò mai i natali trascorsi con lui, erano così divertenti, lui adorava il Natale. C’erano sempre degli alberi stupendi, doni, e potevi davvero dire che era un momento felice… Michael era sicuramente una voce per coloro che non ne hanno una. Se si guarda alla sua musica, se si ritorna ad alcune sue canzoni, è come se avesse previsto certe cose che stanno accadendo nel mondo con queste guerre, queste cose ingiuste che stanno succedendo da parte della polizia, e questo dislivello tra ricchi e poveri che si sta ampliando sempre di più. Lui sarebbe così dispiaciuto di tutto questo.

Perciò, voglio pubblicare il mio libro e semplicemente continuare la sua eredità il meglio che posso".

Il libro di Kerry Anderson era atteso per il 13 giugno 2015, in occasione del 10° anniversario del Vindication Day. Purtroppo, recenti problemi di salute nella sua famiglia lo stanno costringendo a rallentare la sua tabella di marcia e la data di pubblicazione del libro è ancora incerta.

Per supportare Kerry nel suo impegno per la la verità su Michael Jackson: https://www.facebook.com/k.a.agapelove?fref=nf

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