Taj Jackson: "NON SMETTERO' MAI DI LOTTARE PER LUI E LA VERITA'"

 

C'è una litania ricorrente tra i fan di Michael Jackson: quando, a scadenza pressoché quotidiana, gli vengono gettate addosso palate di fango – il motivo è presto detto: “The bigger the star, the bigger the target” (Più è grande la star, più è grande il bersaglio) e una star più grande di Michael non esiste al mondo dai tempi di Thriller – reclamano in coro: “Ma la famiglia non fa nulla???”

È l’ennesima dimostrazione che la percezione della realtà pesa più della realtà stessa e nessuno più dell’avvocato John Branca, che amministra il patrimonio di Jackson sulla base di un falso testamento, ha dimostrato di eccellere nel campo di applicazione di questo fondamento della cultura pubblicitaria.

Secondo la realtà dei fatti, la protesta corale dovrebbe essere: “Ma l’Estate di MJ non fa nulla???” poiché è l’Estate ad avere la priorità su tutto ciò che è legato al nome e all’immagine di Michael Jackson.

La priorità dell’Estate può ostruire – e in seguito documenteremo che lo ha fatto – la volontà legittima di chi ha vissuto Michael Jackson come figlio, fratello, zio, di spalare quel fango dal nome suo e della sua famiglia. Ma, ostruzionismo o no, quella volontà non può spegnerla. E così, viene fuori ancora una volta, ancora una volta dimostrando l’arbitrarietà della protesta senza senso dei fan.

Uno degli esempi più forti di tale volontà è Taj Jackson, nipote di Michael. Per difendere l’eredità di suo zio, Taj è arrivato a fare azioni che il blogger Syl Mortilla, nel suo ultimo contributo http://sylmortilla.com/2015/04/09/brotherhood/ pubblicato il 9 aprile 2015, ha giustamente definito eroiche:

“Durante il processo AEG del 2013, l’opinione dei fan in generale era di un’inconfutabile fiducia in un esito positivo per la madre di Michael e i suoi figli - sembrava inevitabile che la giustizia avrebbe prevalso. L'aspettativa di vincere era quasi palpabile. I fatti, dopo tutto, erano assolutamente evidenti.

Ma subito dopo che AEG è stata messa all’angolo dalla terribile verità, è diventata un animale pericoloso. Anche se ferita, la società possiede un grande potere all'interno del sistema mediatico, un potere che non temevano di esercitare.

E così hanno avviato una serie di campagne diffamatorie, la prima diffusa dal tabloid britannico The Mirror, affiliato di AEG.

Questa tempistica nel riportare al centro della discussione accuse vecchie di 20 anni è stata definita "sospetta" dall'avvocato di Michael Jackson nel processo del 2005, Tom Mesereau. I burattini di AEG hanno dovuto alzare la posta nella loro guerra di pubbliche relazioni, da cui la frenesia sulle prime pagine dei tabloid.

Incuranti, come al solito, di una verifica sui fatti, e obbligati a rispondere alla richiesta di assassinare mediaticamente la reputazione di Michael Jackson al massimo livello possibile, la verità è che le registrazioni alla base di quella diffamazione erano state screditate dieci anni fa, al punto da essere congedate come inutili e privi di fondamento dagli investigatori coinvolti nel processo-farsa del 2005.

In uno sforzo, raccolto a malapena, di apparire neutrali, i tabloid allora hanno offerto un breve articolo sulla schiacciante testimonianza oculare di Prince Jackson della negligenza di AEG nella cura di suo padre. Quello stesso breve articolo includeva anche un accenno alla testimonianza di suo cugino, incorporando quella che normalmente sarebbe una dichiarazione di un’importanza tale da meritare un articolo a sé: che lui riteneva che Michael Jackson fosse stato assassinato.

Questi continui rimaneggiamenti portati alla ribalta della scena pubblica sono tornati ancora una volta nel 2014 con le monumentali accuse di stupro anale. Tali accuse ci hanno portato a un livello di bestialità finora inedito, ben al di là delle accuse di masturbazione reciproca e somministrazione di alcol a minori. La posta è stata alzata perché quelle precedenti accuse tra virgolette 'minori' sono state screditate in un tribunale. Le governanti citate dai tabloid nel tentativo di dare credito alle loro storie sono già state giudicate dai giurati del 2005 inequivocabilmente come "bugiarde". La potenziata terminologia 'stupro anale' è stata scelta apposta per lasciare una macchia indelebile sulla psiche di coloro che l’hanno ascoltata.

Nel tentativo di contrastare tali plateali menzogne dei tabloid, il nipote di Michael Jackson, Taj, li aveva già querelati una volta denunciandoli alle autorità competenti. Qualche giorno fa, abbiamo appreso che lo ha fatto una seconda volta.

Il primo reclamo di Taj era diretto alla Press Complaints Commission (PCC). Tuttavia, quando all'Estate di Michael Jackson è giunta voce dello sforzo di Taj, hanno depositato il loro proprio reclamo alla PCC. Perciò, poiché è l’Estate il punto di riferimento ufficiale per "tutte le cose che riguardano Michael Jackson", il loro reclamo ha quindi soppiantato quello di Taj, il cui reclamo è stato praticamente sabotato.

Successivamente, il sistema di registrazione dei reclami pubblici della PCC ha dimostrato che l’Estate non aveva risposto alle loro email per andare avanti con la querela, che, di conseguenza, è stata congedata.

Dai registri della PCC: http://www.pcc.org.uk/assets/471/Complaints_Summary_July_2013.pdf

Ma Taj è tornato a rispondere all'ultima tornata di calunnie infondate da parte dei tabloid. Il suo contrattacco è cominciato con il tweet:

"Cari media, prima di pubblicare storie sulla mia famiglia, vi prego di valutare e mettere in discussione la “credibilità” e i “secondi fini” della vostra fonte. Grazie".



Che è stato rapidamente seguito dal seguente tweet:

"MJFam... Ho presentato una denuncia alla @IpsoNews il 6 aprile. Pazientemente in attesa di ricevere un loro riscontro :-) #MJlegacy"


In aggiunta a questo, le accuse mosse da Wade Robson hanno suscitato una difesa di Michael molto intima e coraggiosa da parte di Taj, che lo ha portato a dichiarare pubblicamente se stesso come un sopravvissuto agli abusi. Taj ha rivelato di essere stato vittima di abusi quando era un bambino ad opera di un parente della famiglia di sua madre, e che è stato proprio Michael ad averlo aiutato a superare quel trauma.

Taj Jackson è un eroe.

Con la stessa umiltà che contraddistingueva suo zio, Taj ha ringraziato pubblicamente l’autore di questo blog per le belle parole scritte su di lui “sebbene non faccia questo per avere riconoscimenti”.

Il riconoscimento non è richiesto, ma gli è dovuto dopo tutto quello che Taj ha messo in gioco di se stesso per difendere il buon nome di zio Michael.

“Proprio come i suoi leali fan/sostenitori, non smetterò mai di lottare per lui e per la verità”.

Non sei solo Taj. I fan/sostenitori leali conoscono bene la differenza tra una comunità che si nutre d’Amore, seppur con i suoi contrasti, e una comunità che si sfama di $oldi e vanità. E tu, che ci hai tenuto a parlare di lealtà, lo sai.

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