"GONE TOO SOON": le molte vite dell'elegia di Michael Jackson

25 giugno 2012 - Joseph Vogel

La ballata è stato scritta per piangere icone cadute, registrata da Jackson per piangere un amico caduto, e ripresa tre anni fa per piangere la morte del Re del Pop

 

Video: http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=koXrzK__WYQ

Quando Michael Jackson morì il 25 giugno di tre anni fa, la ballata del 1991 "Gone Too Soon" fu tra le tante canzoni del suo catalogo ad essere rivestita di un nuovo significato. Cantata da Usher al Memoriale di Jackson, la canzone aveva affascinato Jackson per anni prima che la incidesse - e venne finalmente registrata su nastro a seguito di circostanze tragiche. Questa è la storia dietro la canzone, che è stata ripresa più volte nelle occasioni di lutto pubblico.

Era mezzanotte inoltrata di una domenica quando squillò il telefono a casa Kohan. "Scusa, ti ho svegliato?" sussurrò una voce dall'altra parte della cornetta. "C'è Buzzie?"

Era Michael Jackson che, in quel momento, cavalcava una delle più grandi onde di successo che la musica pop avesse mai visto. Quel mese (febbraio 1983) Jackson era apparso sulla copertina della rivista Rolling Stone; la canzone "Beat It" si era unita a "Billie Jean" in cima alle classifiche; i suoi video giravano di continuo su MTV e Thriller andava a ruba come pagnotte di pane.

"Buzzie" era Buz Kohan, rinomato autore e produttore televisivo (conosciuto principalmente per il suo lavoro agli spettacoli di varietà o di celebrazione, tra cui lo speciale Motown 25). La prima volta che lo aveva incontrato, Jackson aveva appena 12 anni. Buz abitava nei pressi di Encino, sulla bella Beaumont Street. Era un ben noto veterano nel settore dello spettacolo ed i due divennero buoni amici. Jackson faceva a Buz interminabili domande su figure leggendarie come Bing Crosby, Gene Kelly, Sammy Davis e Fred Astaire - i "grandi", come li chiamava lui. In seguito, lavorarono a stretto contatto a Las Vegas per lo spettacolo di varietà della famiglia Jackson.

"Dovremmo scrivere delle canzoni insieme", un adolescente Jackson suggerì un giorno. Iniziarono a co-scrivere subito dopo e le loro collaborazioni, che includevano canzoni come "Scared of the Moon" e "You Were There", continuarono nel corso dei due decenni successivi.

La moglie di Buz, Rhea, ci aveva fatto l'abitudine alle telefonate di Jackson a tarda notte. "Solo un secondo", diceva, passando la cornetta al marito. Quella notte, Jackson stava chiamando per parlare di una canzone in particolare. All'inizio di quella sera, aveva visto Dionne Warwick (sua buona amica), eseguire un tributo nello speciale televisivo  "Here's Television Entertainment". Lo speciale era dedicato ai molti artisti le cui vite erano state stroncate troppo presto - John Lennon, Jimi Hendrix, Janis Joplin e Sam Cooke tra gli altri -  ma la commozione si era fatta sentire particolarmente per la morte di Karen Carpenter appena pochi giorni prima, all'età di 32 anni.

"Certi cantanti portano con sé  l'energia del loro tempo", aveva detto la Warwick."Essi diventano dei simboli o dei cartelli stradali. Sono i promemoria delle nostre fragilità e del nostro bisogno di comunicare ... [Stasera] siamo lasciati con quelle domande senza risposta che ci si pone quando un grande talento si spegne prima del tempo: Perché? E se...? E che cosa sarebbe potuto essere?"

La Warwick proseguì eseguendo una commovente interpretazione di una canzone co-scritta da Buz Kohan e Larry Grossman. Si chiamava "Gone Too Soon". Jackson disse di aver pianto mentre guardava. Era cresciuto con la musica dei Carpenters. Le loro canzoni facevano parte del suo DNA. Ma quella canzone... c'era qualcosa di più profondo riguardo ad essa con cui era entrato in connessione.

Quella notte Jackson disse a Buz che sentiva di doverla registrare un giorno. "E' tua quando vuoi", disse Buz. Nei mesi successivi, però, altri progetti presero la precedenza, inclusi i video musicali di "Beat It" e "Thriller". Di tanto in tanto, "Gone Too Soon" riappariva come tributo in occasione di eventi di beneficenza o cerimonie. In aggiunta all'interpretazione di Dionne Warwick, ci furono quelle di Patti Labelle e Donna Summer. Ma non era mai stata registrata in uno studio.

Anni dopo, nel 1990, Buz e Jackson stavano chiacchierando al telefono, quando Jackson parlò di un ragazzo con il quale aveva fatto amicizia di nome Ryan White. "Non vivrà per sempre", disse Jackson. "Voglio fare qualcosa di speciale per lui". Ryan era diventato il volto nazionale della campagna a sostegno dell'AIDS in un momento in cui questa malattia era ancora gravemente fraintesa, stigmatizzata e temuta.

Ryan era un semplice ragazzino di Kokomo, Indiana, che aveva contratto il virus dell'AIDS attraverso una trasfusione di sangue infetto (Ryan era un emofiliaco). Da allora, veniva evitato, schernito, maltrattato e minacciato con violenza dai suoi compagni di classe e dalla comunità. I suoi compagni di scuola lo chiamavano "finocchio" e lo trattavano come un lebbroso. I membri della sua Chiesa locale si rifiutavano di stringergli la mano. I vicini di casa sul suo percorso di consegna dei giornali avevano cancellato i loro abbonamenti. Alla fine, fu costretto a lasciare la scuola.

Quando Jackson sentì la sua storia, contattò Ryan per offrirgli la sua amicizia ed il suo sostegno. Ben presto, la loro amicizia divenne stretta. Entrambi erano talmente abituati a sentirsi diversi - dicevano - che era un sollievo semplicemente sentirsi "normali" per alcune ore in compagnia l'uno dell'altro. Nel corso dei mesi successivi, parlarono spesso al telefono. Ryan era un adolescente straordinariamente profondo, eloquente e maturo. Sapeva di essere odiato e temuto da molti; aveva capito che si era trovato forzatamente a rivestire un ruolo pubblico e aveva capito che sarebbe morto presto.

Jackson ricordò una notte quando, seduti al suo tavolo da pranzo, sentì dire da Ryan White a sua madre come seppellirlo. "Lui disse: 'Mamma, quando morirò, non mettermi in giacca e cravatta," ricordò Jackson in un'intervista con Shmuley Boteach. "Non voglio essere in giacca e cravatta. Mettimi in jeans Oshkosh e una t-shirt.' Io dissi: 'Devo andare in bagno' e corsi in bagno e mi misi a piangere come una fontana avendo sentito questo ragazzino dire a sua madre come seppellirlo".

Jackson sapeva di non poter cambiare il destino di Ryan, ma sperava di dargli un po' di evasione e di gioia prima che il suo tempo scadesse. White e la sua famiglia fecero parecchie gite al Neverland Ranch, dove facevano dei giri su una carrozza a quattro ruote, mangiavano la pizza, e una volta guardarono una proiezione privata di "Indiana Jones: L'ultima crociata." "Quei viaggi in California mi facevano andare avanti", disse Ryan.

Più tardi, Jackson comprò a Ryan una Mustang rossa cabriolet, l'auto dei suoi sogni, per il suo compleanno. Pochi mesi dopo, però, l'8 aprile 1990, Ryan morì.

Il giorno dopo, Jackson arrivò in Indiana. Si sedette nella stanza vuota di Ryan per ore, ad osservare i suoi souvenir, i suoi vestiti e le sue foto. "Non capisco quando muore un bambino" disse in seguito Jackson. "Davvero non lo capisco." La madre di Ryan, Jeane, offrì di lasciare a Jackson quello che voleva come ricordo di suo figlio, ma lui le disse di tenere tutto nella sua stanza così com'era. Nel cortile antistante c'era la Mustang rossa che Jackson aveva regalato a Ryan, ricoperta di fiori degli amici. La sorella di Ryan, Andrea, entrò nella macchina con Jackson. Quando l'avviò, cominciò a risuonare "Man in the Mirror". Era stata l'ultima canzone che Ryan aveva ascoltato.

Quando Buz Kohan sentì della morte di Ryan, chiese all'archivista Paul Seurrat (che redigeva e catalogava il materiale video per Jackson) di montare le riprese di Jackson e Ryan insieme accompagnate dall'interpretazione di Dionne Warwick di "Gone Too Soon". Subito dopo, Jackson chiamò Buz. "E' perfetto" disse. "L'adoro". Jackson aveva promesso a Ryan che sarebbe comparso nel suo prossimo video musicale, ma non ce n'era stato il tempo. Questo era tutto, pensò Jackson. Avrebbe creato un video e una canzone dedicata a Ryan e alla sua causa. "Voglio che il mondo sappia chi sei": fu la sua promessa a Ryan.

"C'è una cosa però," Jackson disse a Buz. "Io non faccio cover. Qualcuno l'ha registrata?" "No," disse Buz. "E' stata cantata, ma non registrata. I miei collaboratori devono esprimersi su questo. Bashert (parola yiddish che significa "destino", ndr). Doveva andare così. Stava aspettando te."

Mesi dopo, Buz era lì nello studio di Ocean Way mentre Jackson registrava la canzone. Come al solito, Jackson cantò al buio per immergersi completamente nella canzone. Assistendo al banco di controllo insieme all'ingegnere Bruce Swedien, a Buz venne la pelle d'oca mentre ascoltava. Il testo era sulla bellezza, la fugacità e la fragilità della vita. Le parole potrebbero facilmente degenerare in cliché e sentimentalismo nelle mani di un ordinario interprete, ma Jackson non era un ordinario interprete. "Ci ha messo la sua anima dentro", ricorda Buz. "Non c'era esagerazione o simulazione. Il suo coinvolgimento emotivo era reale."

"Gone Too Soon" è la traccia n° 13 di 14 dell'album Dangerous. E' stata rilasciata come singolo in occasione della Giornata Mondiale dell'AIDS, il 1° dicembre 1993. Jackson eseguì la canzone anche al galà inaugurale del presidente Bill Clinton (gennaio 1993, video: http://www.youtube.com/watch?v=_Lg7mNGuqFQ, ndr) per educare ulteriormente il mondo sulla storia di Ryan White e ottenere il sostegno politico e fondi per la ricerca contro l'AIDS. Prima di cantare, Jackson si rivolse direttamente al pubblico:

"Vorrei prendere un momento da questa cerimonia di così grande rilevanza pubblica per parlare di qualcosa di molto personale. Si tratta di un mio caro amico che non è più con noi. Il suo nome è Ryan White. Era un emofiliaco al quale fu diagnosticato il virus dell'AIDS quando aveva undici anni. Morì poco dopo aver compiuto i 18, proprio il momento nel quale la maggior parte dei giovani iniziano ad esplorare le meravigliose possibilità della vita. Il mio amico Ryan era un giovane uomo molto brillante, molto coraggioso e molto normale, che non avrebbe mai voluto essere un simbolo o un portavoce per una malattia mortale. Nel corso degli anni, ho condiviso tanti momenti semplici, felici e dolorosi con Ryan ed ero con lui al termine del suo breve, ma movimentato viaggio. Ryan è morto e come chiunque abbia perso una persona cara a causa dell'AIDS, mi manca profondamente e costantemente. Lui se ne è andato, ma io voglio che la sua vita abbia un senso oltre la sua morte."

A "Gone Too Soon" è stata data nuova rilevanza  il 25 giugno 2009, quando Jackson è morto improvvisamente nella sua casa di Los Angeles. Aveva 50 anni. Tre anni dopo, quelle parole che una volta fu lui ad animare con il suo spirito e la sua voce inimitabile, risuonano ancora. E c'è da aspettarsi che verrà cantata altre volte.

 

Fonte: http://www.theatlantic.com/entertainment/archive/2012/06/gone-too-soon-the-many-lives-of-michael-jacksons-elegy/258933/

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