Processo Murray: 4° GIORNO, 30 settembre 2011. Testimonianza di Richelle Cooper

Il procuratore David Walgren ha chiamato al banco il quinto e ultimo testimone del 4° giorno di processo a Conrad Murray, la dottoressa dell'UCLA Medical Center Richelle Cooper.

La dottoressa Cooper lavora per il Ronald Reagan UCLA Medical Center come medico d’emergenza. Si è laureata in medicina nel 1994 e poi ha seguito il programma di medicina di emergenza all’UCLA per i successivi 4 anni. Ha completato il suo percorso di formazione nel 2000, dopo 5 anni di tirocinio specifico nella medicina di emergenza. Da quel momento è diventata “membro di facoltà” all’UCLA in medicina di emergenza, che la coinvolge in attività accademiche, ma svolge regolarmente anche il ruolo di dottore al pronto soccorso. Ha la certificazione come medico d’emergenza che richiede un  percorso di esami, studi e applicazione sul campo per i quali la certificazione dura 10 anni. Perciò, ottenne la sua prima certificazione nel 1999 e la seconda nel 2009.

Il 25 giugno 2009 lavorava come medico d’emergenza all’UCLA.

Walgren: C’è una stazione radio al pronto soccorso dell’UCLA?

Cooper: Sì, c’è.

Walgren: Cosa significa?

Cooper: Abbiamo personale infermieristico specializzato in medicina di emergenza che risponde alle comunicazioni radio dei paramedici che operano in giro, assistendoli nel trattamento del paziente, a volte reindirizzandoli se non c’è un dottore che dirige questo trattamento e poi informano l’ospedale della zona d’interesse oppure il nostro team.

Walgren: Ok, parlo in generale per capire come funziona, se lei è il dottore che sta lavorando al pronto soccorso in un determinato turno e c’è una chiamata radio ed i paramedici sono sul campo, loro comunicheranno con la stazione base dell’infermeria che si consulterà con lei per trasmettere informazioni ai paramedici dalla stazione base?

Cooper: Sì.

Walgren: E il 25 giugno 2009, lei era coinvolta in questa comunicazione con la stazione base che riguardava il paziente che lei poi ha appreso essere Michael Jackson, il deceduto in questo caso?

Cooper: Sì.

Walgren: E per essere chiari, a seguito di questa consultazione con la stazione radio, il paziente Michael Jackson fu portato a lei nel pronto soccorso dell’UCLA, è corretto?

Cooper: Sì.

Walgren: Dalla comunicazione con la stazione base, lei cosa sapeva di Michael Jackson prima che arrivasse all’UCLA?

Cooper: L’infermiere alla radio mi chiamò dopo aver ricevuto le informazioni dai paramedici e l’infermiere scrisse un modulo chiamato “modulo della stazione base dell’ospedale” che io avevo. L’infermiere aveva riassunto le informazioni ed io presi le mie decisioni sulla base di quelle informazioni per autorizzare i paramedici a proclamare la morte del signor Jackson, il paziente che era morto sulla base delle informazioni che io avevo.

Walgren: E quando quella decisioni fu presa, erano le 12:57 pm?

Cooper: Sì. La stazione radio rispose alla chiamata ed io venni chiamata dopo, non ero in comunicazione durante la rianimazione dei paramedici, io fui chiamata dopo che i paramedici avevano tentato di rianimare il paziente senza alcun miglioramento nelle condizioni del paziente.

Walgren: Ok, perciò lei venne informata che il paziente non rispondeva, era asistolico, nessuna pulsazione e nessuna respirazione?

Cooper: Sì.

Walgren: E venne informata che i tentativi di rianimarlo erano stati fatti con i farmaci di ripartenza?

Cooper: , io venni informata che il paziente era stato intubato e la ventilazione era stata controllata, che il paziente era stato ventilato adeguatamente, che loro avevano provato con l’epinefrina e l’atropina ed il paziente rimaneva asistolico.

Walgren: Ok, così, sulla base di queste informazioni, essendo il medico di emergenza responsabile in quel momento, lei autorizzò i paramedici a proclamare il paziente morto?

Cooper: Sì.

Walgren: E cosa apprese dopo aver dato quell’autorizzazione?

Cooper: L’infermiere alla radio mi richiamò e mi disse che c’era un dottore sulla scena che stava richiedendo ai paramedici di fornire al paziente altri farmaci.

Walgren: Ok, e poi cosa accadde?

Cooper: A quel punto, il farmaco richiesto era il bicarbonato di sodio, un farmaco appropriato se tu vuoi continuare i tentativi di rianimazione, e allora io dissi: ok, se c’è un dottore con una licenza medica attiva i paramedici possono somministrare i farmaci alla discrezione del dottore, comunque avrebbero avuto bisogno di trasferire il paziente all’ospedale di zona, quel dottore avrebbe dovuto assumere il controllo della rianimazione e viaggiare con il paziente sull’ambulanza.

Walgren: Tornando un attimo indietro dottoressa Cooper alla proclamazione del decesso, ci sono certi protocolli da seguire, certe informazioni che occorre avere prima di fare una proclamazione simile?

Cooper: Il rapporto che io avevo era che all’arrivo dei paramedici il paziente non dava segnali di vita, che era morto, che erano falliti i tentativi di rianimazione in un tempo del collasso del paziente stimato di 40 minuti. Nel protocollo della contea di Los Angeles, se i tentativi di rianimazione sono stati fatti da 20 minuti senza nessun miglioramento, questo rispetta il protocollo per pronunciare il decesso.

Walgren: E lei venne anche informata che le pupille erano fisse e dilatate?

Cooper: Sì.

Walgren: E la quantità di tempo trascorso per la rianimazione con gli sforzi ancora in corso in aggiunta alle caratteristiche fisiche a lei descritte rispondevano al protocollo quando la proclamazione del decesso venne fatta?

Cooper: Sì.

Walgren: Quando lei apprese che il medico personale voleva accompagnare Michael Jackson, è stato quando lei ha autorizzato o ordinato ad altri che il dottore dovesse accompagnare il paziente all’UCLA?

Cooper: Sì, se il dottore stava per assumere autorità sulla stazione base o sulle operazioni dei paramedici, è una necessità.

Walgren: Perciò, almeno a quel punto nel quale il signor Jackson era nella casa di Carolwood e durante il trasporto all’UCLA, il medico personale doveva essere quello che assumeva responsabilità per la sua assistenza?

Cooper: Corretto.

Walgren: Lei ricorda a che ora i paramedici arrivarono all’UCLA?

Cooper: Credo intorno alle 13:13-13:14 pm.

Walgren: E a quel punto, con l’arrivo del paziente all’UCLA, la responsabilità della sua assistenza passò dal medico personale a lei in carica al pronto soccorso?

Cooper: Corretto.

Walgren: Lei ricorda dov’era quando il signor Jackson arrivò all’UCLA?

Copper: Io mi ero già preparata, noi avevamo un paziente sotto rianimazione che stava arrivando, io stavo proprio in fondo al corridoio di accesso dei pazienti trasportati al pronto soccorso, così dalle porte di vetro potevo vedere arrivare l’ambulanza.

Walgren ha mostrato la foto del corridoio dell’ospedale sulla quale la dottoressa Cooper ha indicato le porte di accesso e sulla destra la stanza in cui Michael venne portato:

Cooper ha spiegato cosa intendeva per “preparazione” all’arrivo di un paziente nelle condizioni di Michael, indicando quello che fu il team iniziale quando Michael venne portato all’UCLA il 25 giugno 2009. Lei, come supervisore del pronto soccorso, ha diretto lo staff dei 4 medici interni chiamati in quella situazione, predisponendone i compiti di ciascuno. Oltre a loro, c’erano anche:

un paio di tecnici d’emergenza per il cpr;

un terapista per la respirazione;

un infermiere addetto a raccogliere le informazioni che provengono dal team e pronto a chiamare gli specialisti che possono servire in relazione al paziente;

un caposala, che assiste e coordina lo staff infermieristico;

2 (o 3) infermieri i cui compiti sarebbero stati trovare l’accesso per un’endovenosa, somministrare i farmaci ordinati, prelevare il sangue;

un farmacista;

un operatore sociale che offre assistenza in vari modi, tipicamente raccogliendo informazioni per contattare i familiari del paziente, contattare i medici di base per ottenere informazioni extra che possono essere utili,  assistere i familiari se sono presenti, così da non lasciarli soli.

A questo team di 14 persone, si aggiunsero poi medici specialisti chiamati dalla Cooper per un consulto. Trattandosi di Michael, intervenne anche personale di sicurezza e personale amministrativo.

Alla dottoressa Cooper venne indicato Murray come medico personale di Michael da uno dei paramedici o dei suoi infermieri.

Walgren: Lei parlò con il medico personale a quel punto?

Cooper: Sì.

Walgren: Lei come medico di emergenza, e sapendo che un medico personale era presente a casa e all’UCLA, qual era il suo principale obiettivo per quel che riguarda le informazioni da ottenere da quel medico personale?

Cooper: Il mio obiettivo principale era dirigere l’assistenza al signor Jackson e per fare questo ho cominciato a raccogliere il maggior numero di informazioni possibile a partire dal momento in cui il paziente è stato trasferito dalla barella dei paramedici a quella del nostro ospedale.

Walgren: E in quel momento lei stava parlando con il dottor Murray?

Cooper: Sì.

Walgren: Cosa le disse il dottor Murray?

Cooper: Disse che il signor Jackson aveva lavorato per molte ore e che si era disidratato e che aveva dato al paziente due milligrammi di lorazepam e più tardi gliene aveva somministrati altri due milligrammi e aveva osservato l’arresto cardiaco del paziente.

Walgren: Il dottor Murray le riportò una descrizione secondo la quale il signor Jackson non era malato?

Cooper: Sì, riferì che lui non era malato.

Walgren: Ma che aveva lavorato sodo e si era disidratato?

Cooper: Sì.

Walgren: E lei chiese specificamente quali farmaci erano stati somministrati al signor Jackson?

Cooper: Sì.

Walgren: E rispondendo nello specifico a quella domanda, cosa disse il dottor Murray?

Cooper: Disse che al paziente era stato dato del Lorazepam per via endovenosa e poi gli era stata data una seconda dose.

Walgren: Perciò, il dottor Murray le disse: “2 milligrammi di Lorazepam per via endovenosa e poi successivamente altri 2 milligrammi”, è corretto?

Cooper: Sì.

Walgren: Le furono mai comunicati, in qualunque altro momento, dal dottor Murray altri farmaci oltre il Lorazepam?

Cooper: No.

Walgren: Credo che lei abbia indicato che, oltre ai 4 milligrammi di Lorzepam, lui le disse che aveva testimoniato l’arresto?

Cooper: Sì.

Walgren: Cosa significa “testimoniare l’arresto”?

Cooper: E’ un’osservazione dell’arresto, degli eventi critici che accadono mentre tu sei con il paziente.

Walgren: Quando lei parla di “eventi critici che accadono mentre tu sei con il paziente”, quali sono questi eventi critici, quando si riferisce a testimoniare l’arresto?

Cooper: Quando il paziente smette di respirare ed il cuore si ferma.

Walgren: E per i medici e le persone del settore, significa che tu sei proprio lì sul posto e vedi succedere queste cose.

Cooper: Sì.

Walgren: Ricapitarono conversazioni con il dottor Murray mentre lei stava trattando il signor Jackson?

Cooper: Sì.

Walgren: In un qualunque momento nella sua attività di salvataggio del signor Jackson, il dottor Murray le presentò una qualsiasi cartella clinica o documentazione medica scritta di qualsiasi tipo?

Cooper: No.

Walgren: E in quelle successive conversazioni con il dottor Murray mentre lei stava lavorando sul paziente, furono menzionate il valium ed il flomax?

Cooper: Io chiesi quali altri farmaci ci fossero per il paziente e quegli altri due farmaci furono riferiti come i suoi farmaci di routine.

Walgren: Ok, perciò, quando lei venne informata del lorazepam, quelle fu un’informazione relativa a cosa gli era stato somministrato, presumo, prima di testimoniare l’arresto?

Cooper: Io chiesi: “cosa è successo?” e mi fu detto che gli era stato dato del lorazepam e poi aveva osservato l’arresto, io non sapevo cosa aspettarmi, non è stato chiesto specificamente quali farmaci gli erano stati dati perché io non sapevo quali erano le circostanze dell’arresto.

Walgren: Ok, perciò lei chiese semplicemente: “cosa è successo?” e lui le rispose parlandole del lorazepam.

Cooper: Sì.

Walgren: E riguardo al valium e al flomax, quella fu in risposta alla domanda: “che cosa assume regolarmente?”

Cooper: Sì.

La Cooper ha poi spiegato che il valium è una benzodiazepina, con funzione di sedativo e ansiolitico, mentre il flomoax è un farmaco che viene dato a chi soffre di prostata ingrossata e serve per rilassare i muscoli urinari, può essere usato anche per chi soffre di calcoli renali.

Walgren: Oltre all’indicazione del lorazepam dopo la domanda: “cosa è successo?” e del valium e del flomax come farmaci assunti regolarmente, il dottor Murray parlò mai di altri farmaci?

Cooper: No.

Walgren: In nessun momento durante il suo trattamento del signor Jackson?

Cooper: No.

Walgren: Lei chiese informazioni sulla storia clinica del paziente?

Cooper: Sì, chiesi quali altri problemi di salute avesse il signor Jackson, se aveva episodi passati relativi al cuore, se avesse mai avuto un embolo, se avesse qualunque tipo di trascorso clinico legato all’uso di farmaci.

Walgren: E in risposta a quella domanda di quale storia clinica le parlò?

Cooper: Lui rispose: “No” a tutte.

Walgren: Lei chiese se c’era una storia clinica di crisi (cardiache, ndr)?

Cooper: Quando stavo tentando di determinare cosa era successo con l’arresto, andai a ritroso per chiedere se c’erano ulteriori dettagli e chiesi se c’era stata una qualunque manifestazione di crisi cardiaca, quando lui aveva testimoniato l’arresto se il paziente aveva lamentato dolori al petto osservando l’arresto e mi fu risposto di no.

Walgren: In base alle sue osservazioni, lei sapeva di un qualunque tipo di trauma fisico che avrebbe spiegato le condizioni del signor Jackson?

Cooper: No, non c’erano segni fisici di trauma.

Walgren: Ora, sulla base delle sue personali osservazioni, quali erano le condizioni del signor Jackson quando lui arrivò all’UCLA?

Cooper: Le sue condizioni corrispondevano a quelle che avevano descritto i paramedici, lui era clinicamente morto. Non aveva polso, il ritmo sul monitor cardiaco era ampio, lento ed asistolico, indici di un cuore moribondo, le sue pupille erano fisse e dilatate.

Walgren: Lei ha detto che era clinicamente morto ma ha parlato di cuore moribondo, può spiegarsi meglio?

Cooper: Il cuore è un muscolo che si contrae ed ha una propria attività, perciò il cuore può ancora produrre un segnale, una PEA, ma clinicamente non c’è polso e nessun segnale di vita.

Walgren: Perciò, lui era clinicamente morto, con le pupille fisse e dilatate, nessuna respirazione spontanea, il ritmo del cuore era lento e ampio con nessuna pulsazione palpabile?

Cooper: Sì.

Walgren: Ora, al di là della sua considerazione per la quale il signor Jackson era clinicamente morto, furono fatti dei tentativi per rianimarlo supervisionati da lei in quanto medico di emergenza?

Cooper: Sì. Quando lui arrivò, noi confermammo che il tubo endotracheale fosse stato collocato correttamente quindi la respirazione artificiale era funzionante, io confermai che non ci fosse polso, noi provvedemmo al cpr e procedemmo a somministrargli dei farmaci nel tentativo di rianimare il signor Jackson.

Walgren: E voi avete utilizzato un ultrasuono ad un certo punto?

Cooper: Sì, l’ultrasuono è uno strumento che dà informazioni sulle camere del cuore, quello che viene usato al pronto soccorso non offre gli stessi dettagli di quello che usano i cardiologi, noi lo usammo nella fase iniziale per esaminare il suo cuore.

Walgren ha poi proiettato tre immagini della stanza nella quale Michael venne assistito dalla Cooper e dagli altri medici, mostrando il letto sul quale Michael venne adagiato e chiedendo alla Cooper di descrivere le varie apparecchiature della stanza (monitor cardiaco, equipaggiamento per la ventilazione, equipaggiamento per la linea centrale, armadietti con i farmaci, ecc):

 

 

Walgren ha chiesto alla Cooper di fornire dettagli sulla linea centrale. La Cooper ha spiegato che si tratta essenzialmente di un’endovenosa più lunga e più larga, che permette ai dottori, gli unici che possono effettuarla, di accedere alla circolazione centrale più velocemente di una normale endovenosa.

Dopo aver spiegato i diversi elementi presenti nella stanza dove Michael venne assistito, la Cooper è stata congedata per questo 4° giorno di processo, con l’aggiornamento della Corte a lunedì, 2 ottobre 2001, ore 08:45 LAT.

 

Fonti: http://www.youtube.com/watch?v=lud1Y7sHM8A

http://www.youtube.com/watch?v=B4dLvzhkk2Q&feature=related

http://www.youtube.com/watch?v=pxgF-V5DcJs&feature=related

http://www.youtube.com/watch?v=0EFKXIEBwCI&feature=related

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